Scuola e Università, Stipendi Sempre Più Poveri: i Dati ARAN lo Certificano

La polemica sugli stipendi del comparto “Istruzione e Ricerca” entra in una nuova fase. A rilanciare il tema non è questa volta un sindacato o uno studio indipendente, ma la stessa ARAN, l’agenzia governativa che segue i rinnovi contrattuali del pubblico impiego.

Secondo i dati richiamati dalla FLC CGIL, tra il 2016 e il 2025 l’inflazione avrebbe raggiunto il 22,6%, mentre gli aumenti salariali si sarebbero fermati al 13,4%. Il risultato è una perdita secca del potere d’acquisto pari al 9,2%.

Inflazione più veloce degli stipendi: il nodo che pesa su docenti e ATA

Per il sindacato il problema non riguarda soltanto la quantità degli aumenti, ma il fatto che gli incrementi stipendiali non siano riusciti a tenere il passo con il costo della vita.

Negli ultimi anni bollette, alimentari, carburanti e affitti hanno inciso pesantemente sui bilanci familiari. In questo scenario, gli aumenti ottenuti con i rinnovi contrattuali sarebbero stati assorbiti quasi completamente dall’inflazione.

Secondo la FLC CGIL, il personale della scuola, dell’università, della ricerca e dell’AFAM avrebbe quindi subito un progressivo impoverimento, nonostante la firma dei nuovi contratti.

Il contratto 2022-2024 resta il più contestato

Nel comunicato sindacale viene indicato come particolarmente critico il rinnovo del triennio 2022-2024.

La FLC CGIL sottolinea che, a fronte di un’inflazione superiore al 17%, gli aumenti si sarebbero attestati intorno al 6%. Una distanza considerata troppo ampia per garantire il recupero reale delle retribuzioni.

È anche per questa ragione che il sindacato non firmò l’accordo relativo al comparto scuola, denunciando fin da subito il rischio di una forte perdita salariale per lavoratrici e lavoratori.

Scuola fanalino di coda nella Pubblica Amministrazione

Uno dei punti più delicati evidenziati dal sindacato riguarda il confronto con gli altri comparti pubblici.

Secondo la FLC CGIL, il personale scolastico sarebbe tra i meno retribuiti dell’intera Pubblica Amministrazione a parità di titolo di studio. Un elemento che, oltre all’aspetto economico, avrebbe anche conseguenze sociali e professionali.

La questione non riguarderebbe quindi solo il salario, ma anche il riconoscimento del valore del lavoro svolto da docenti, personale ATA, ricercatori e lavoratori dell’alta formazione artistica e musicale.

Il peso del blocco contrattuale dal 2009 al 2019

Nel documento si torna inoltre sul lungo blocco della contrattazione nel pubblico impiego durato circa dieci anni.

Secondo il sindacato, quella fase avrebbe prodotto effetti che ancora oggi incidono sugli stipendi. La ripresa dei rinnovi, arrivata anche grazie a pronunce giudiziarie, non sarebbe stata sufficiente a recuperare il terreno perduto.

Per la FLC CGIL manca ancora una vera politica salariale capace di garantire retribuzioni adeguate all’aumento del costo della vita.

La richiesta al Governo: risorse vere nella prossima Legge di Bilancio

Il sindacato chiede ora un intervento diretto del Governo nella prossima manovra economica.

L’obiettivo dichiarato è quello di ottenere stanziamenti straordinari per recuperare integralmente le perdite accumulate negli ultimi anni da scuola, università, ricerca e AFAM.

Nel comunicato la FLC CGIL chiarisce di non chiedere “bonus una tantum”, ma aumenti strutturali degli stipendi collegati all’inflazione reale.

E l’avvertimento finale è chiaro: senza risposte concrete nella prossima Legge di Bilancio, il sindacato annuncia la possibilità di nuove mobilitazioni nel comparto “Istruzione e Ricerca”.