Mentre l’Italia affronta una delle ondate di caldo più intense dell’estate, c’è chi nei campi continua a lavorare per ore sotto il sole cocente. Nonostante le ordinanze che vietano le attività all’aperto nelle ore più calde, emergono racconti che descrivono una realtà ben diversa, fatta di turni estenuanti, paghe basse e rimedi improvvisati per affrontare malori causati dalle alte temperature.
Nell’Agro Pontino il caldo non ferma il lavoro nei campi
In questi giorni, con temperature che in molte zone superano abbondantemente i 35 gradi, lavorare all’aperto è diventato ancora più difficile. Eppure, nell’Agro Pontino, uno dei distretti agricoli più importanti d’Italia, migliaia di braccianti continuano a raccogliere frutta e verdura sotto il sole.
L’area produce ogni anno un valore stimato di circa 1,8 miliardi di euro. Durante l’estate raggiunge il picco della produzione di meloni, cocomeri, pomodori, zucchine e melanzane. Dietro questi numeri, però, ci sono migliaia di lavoratori che spesso affrontano condizioni molto pesanti.
Secondo le stime, accanto a circa 20 mila lavoratori regolari operano almeno 10 mila braccianti senza documenti, spesso privi di contratto e di tutele.
Dalle 7 alle 19 nei campi: braccianti esposti al caldo estremo
La Regione Lazio ha emanato un’ordinanza che vieta il lavoro all’aperto nelle ore più calde nei giorni in cui il rischio da calore è elevato. Nonostante questo, secondo le denunce della Flai Cgil, il provvedimento non sarebbe rispettato ovunque.
In alcune aziende, infatti, i turni vengono anticipati alle prime ore del mattino. Ma in altre i braccianti continuerebbero a lavorare dalle 7 fino alle 19, esposti per molte ore al caldo intenso per rispettare i tempi della produzione e le richieste del mercato.
Altre testimonianze raccontano invece di giornate che iniziano all’alba, verso le 4, con una pausa nelle ore centrali e una ripresa del lavoro nel tardo pomeriggio, arrivando comunque a superare l’orario previsto dal contratto.
Schiaffi e grappa dopo i malori dovuti al caldo
Tra gli aspetti più drammatici emerge il modo in cui, secondo alcune testimonianze raccolte sul territorio, verrebbero gestiti i malori provocati dal caldo.
Il Messaggero di mercoledì 1 luglio racconta di segnalazioni secondo cui alcuni lavoratori colpiti da svenimenti verrebbero semplicemente portati all’ombra, fatti bere, schiaffeggiati per farli riprendere e invitati a bere un po’ di grappa, prima di essere rimandati al lavoro.
Testimonianze che descrivono una situazione di forte disagio e che riaccendono il dibattito sulle condizioni di sicurezza nei campi durante le ondate di calore.
Non solo Lazio: ecco le Regioni che hanno vietato il lavoro nelle ore più calde
Oltre al Lazio, anche altre Regioni hanno adottato misure contro il rischio caldo.
Anche Lombardia, Piemonte, Friuli Venezia Giulia, Veneto, Emilia-Romagna, Toscana, Umbria, Abruzzo, Puglia, Sicilia, Campania, Molise e Liguria hanno emanato ordinanze che limitano o vietano il lavoro all’aperto nelle ore centrali della giornata quando il rischio da stress termico è elevato.
In molti casi il divieto riguarda le attività svolte nei settori agricolo, edile e florovivaistico tra le 12:30 e le 16:00 nei giorni in cui le mappe di rischio ufficiali segnalano un livello elevato di esposizione al caldo e fino al 31 agosto.
L’obiettivo è prevenire colpi di calore, malori e incidenti sul lavoro, che diventano molto più probabili durante le ondate di calore come quella che sta interessando l’Italia in questi giorni. Tuttavia, come dimostrano le testimonianze raccolte nell’Agro Pontino, il rispetto delle ordinanze resta una delle principali sfide per garantire sicurezza e dignità a chi lavora nei campi.
Lavoro nei campi: paghe basse, caporalato e controlli insufficienti
Le organizzazioni sindacali denunciano che, oltre al caldo estremo, molti braccianti devono fare i conti con salari molto inferiori a quelli previsti dal contratto nazionale.
Secondo la Flai Cgil, in diversi casi le retribuzioni si aggirerebbero tra 5 e 6 euro l’ora, mentre continuano a essere segnalati episodi di caporalato. I lavoratori verrebbero trasportati nei campi con pulmini organizzati dai caporali, pagando personalmente il servizio in contanti.
A due anni dalla morte di Satnam Singh, il bracciante indiano deceduto dopo un grave incidente nei campi di Latina, sindacati ed esperti sostengono che molto resti ancora da fare sul fronte dei controlli e della tutela dei lavoratori.




