Per chi riceve l’Assegno di Inclusione e vive in una casa in affitto ci sono alcune regole da conoscere con attenzione. Oltre agli obblighi previsti per tutti i beneficiari, infatti, esistono adempimenti specifici legati al contratto di locazione che possono incidere sull’importo spettante.
Nelle ultime ore, inoltre, un chiarimento dell’INPS ha spiegato come comportarsi quando cambia l’intestatario del contratto di affitto, evitando così dubbi tra le famiglie interessate.
Se cambia l’intestatario del contratto basta aggiornare l’ISEE
Non sono pochi i percettori dell’Assegno di Inclusione che vivono in affitto. Uno dei dubbi più frequenti riguarda il cambio dell’intestatario del contratto di locazione.
Secondo un recente chiarimento fornito dall’INPS, chi percepisce l’Assegno di Inclusione non deve presentare una comunicazione specifica all’Istituto se cambia il titolare del contratto all’interno del nucleo familiare.
È sufficiente aggiornare l’ISEE con i nuovi dati. L’INPS acquisisce infatti le informazioni relative al contratto direttamente dalla Dichiarazione sostitutiva unica (DSU) utilizzata per il rilascio dell’ISEE e le impiega per verificare il diritto alla quota destinata all’affitto.
Ecco la conferma:

Chi vive in affitto può ricevere una quota aggiuntiva dell’Assegno di Inclusione
I nuclei familiari che abitano in una casa in affitto possono ottenere, oltre alla quota base dell’Assegno di Inclusione, anche un’integrazione destinata proprio al pagamento del canone di locazione.
Questa somma viene riconosciuta soltanto se il contratto di affitto è regolarmente registrato ed è indicato nella DSU ai fini ISEE.
La quota aggiuntiva serve ad alleggerire il costo dell’abitazione e rappresenta una parte importante dell’importo mensile per molte famiglie.
Come si calcola la quota affitto
La quota destinata all’affitto, chiamata anche quota B, viene calcolata tenendo conto del valore del reddito familiare e del canone di locazione indicato nell’ISEE.
Per i nuclei familiari ordinari può arrivare fino a 3.640 euro l’anno, cioè circa 303 euro al mese, senza superare comunque l’importo del canone di locazione effettivamente pagato.
Per i nuclei composti esclusivamente da persone con almeno 67 anni oppure da over 67 insieme a familiari tutti in condizione di disabilità grave o non autosufficienza, il limite massimo è invece di 1.950 euro annui, pari a 162,50 euro al mese.
L’importo effettivamente riconosciuto viene determinato dall’INPS in base ai dati economici e patrimoniali del nucleo familiare.
Assegno di Inclusione, gli obblighi restano gli stessi degli altri beneficiari
Vivere in affitto non comporta regole diverse rispetto agli altri percettori dell’Assegno di Inclusione.
Anche gli inquilini devono continuare a rispettare tutti gli obblighi previsti dalla misura, tra cui:
- mantenere i requisiti economici e familiari richiesti;
- comunicare eventuali variazioni che incidono sul diritto alla prestazione;
- presentare un ISEE in corso di validità;
- rispettare gli impegni previsti dal percorso di inclusione sociale e lavorativa, quando dovuti.
Il mancato rispetto di questi obblighi può comportare la sospensione o la decadenza dal beneficio.
I requisiti AdI per chi vive in affitto
Ciò che cambia leggermente, però, è il requisito reddituale. Per accedere all’Assegno di Inclusione, infatti, serve avere un reddito familiare inferiore a 6.500 euro annui moltiplicato per il corrispondente parametro della scala di equivalenza. Ma se il nucleo familiare risiede in abitazione in locazione, questa soglia è aumentata a 10.140 euro. Quindi aumenta la possibilità di rientrare tra i beneficiari del sussidio.
Come detto, però, l’affitto deve risultare dalla dichiarazione sostitutiva unica (DSU) resa ai fini ISEE. Altrimenti la soglia resta quella più bassa, valida per tutti.
Gli altri requisiti, invece, restano invariati: un ISEE entro 10.140 euro e la presenza in famiglia di almeno un componente o disabile, o minorenne, o over 60 o in condizione di svantaggio.
Perché è importante tenere sempre aggiornato l’ISEE
L’ISEE non serve soltanto per presentare la domanda dell’Assegno di Inclusione, ma anche per consentire all’INPS di verificare nel tempo che il nucleo familiare continui ad avere diritto alla prestazione e agli eventuali importi aggiuntivi.
Per questo motivo, se cambiano dati rilevanti come il contratto di affitto o il suo intestatario, è importante aggiornare tempestivamente la DSU. In questo modo l’INPS potrà acquisire automaticamente le nuove informazioni senza richiedere ulteriori comunicazioni e calcolare correttamente anche la quota destinata al pagamento del canone di locazione.




