Il FIS scuola, il Fondo per il miglioramento dell’offerta formativa utilizzato per remunerare numerose attività aggiuntive svolte da docenti e personale ATA, può diventare terreno di scontro quando la contrattazione integrativa d’istituto non riesce a chiudersi nei tempi previsti. Il rischio concreto è che i lavoratori debbano attendere più del dovuto per ricevere i compensi maturati.
A sollevare il problema è il caso di una scuola nella quale la contrattazione integrativa è rimasta bloccata per mesi a causa dei contrasti all’interno della RSU. Una situazione che ha fatto temere fino all’ultimo per il pagamento delle attività aggiuntive già effettuate.
Ma cosa succede se l’accordo non arriva?
FIS scuola, la contrattazione deve partire subito
La prima arma contro i ritardi è la programmazione. Secondo l’esperta Laura Razzano, intervenuta su ItaliaOggi, il dirigente scolastico dovrebbe avviare le trattative già nel mese di settembre, predisponendo un preciso calendario degli incontri e mettendo tempestivamente a disposizione la documentazione finanziaria.
L’obiettivo è impedire che la contrattazione si trascini fino alla fine dell’anno scolastico, con il rischio di compromettere la liquidazione delle somme spettanti a docenti e ATA.
I lavoratori, infatti, hanno diritto a ricevere la retribuzione relativa alle prestazioni aggiuntive effettivamente svolte e non dovrebbero subire le conseguenze economiche di contrasti sindacali prolungati.
Lo scontro nella RSU non deve paralizzare la scuola
Un altro punto importante riguarda eventuali divisioni interne alla RSU. La mancanza di una posizione unitaria non significa necessariamente che l’intera procedura debba fermarsi.
Il dirigente deve proseguire il confronto, verbalizzando le diverse posizioni espresse al tavolo, comprese quelle delle organizzazioni sindacali territoriali firmatarie del contratto nazionale e titolari della contrattazione.
Il principio è chiaro: le divergenze sindacali non possono trasformarsi in un blocco permanente, soprattutto quando sono in gioco somme che devono essere riconosciute ai dipendenti.
Il dirigente può arrivare all’atto unilaterale
C’è poi una soluzione estrema. Quando le trattative si protraggono e il mancato accordo rischia di provocare un danno alla funzionalità dell’amministrazione, il dirigente può ricorrere all’atto unilaterale.
La possibilità è prevista dall’articolo 40, comma 3-ter, del decreto legislativo 165/2001.
Non si tratta quindi di attendere indefinitamente che tutte le parti raggiungano un’intesa. Dopo un adeguato confronto negoziale, in presenza delle condizioni previste dalla legge, l’amministrazione può intervenire per superare lo stallo.
Per docenti e ATA la questione è soprattutto pratica: organizzare per tempo la contrattazione del FIS scuola significa ridurre il rischio di vedere rinviati i pagamenti delle attività aggiuntive già svolte.




