Dopo settimane di tira e molla e proteste dei rappresentanti delle categorie coinvolte passa l’emendamento al Decreto Rilancio che estende ai professionisti la possibilità di chiedere all’Agenzia delle Entrate un contributo a fondo perduto. Limitato però al minimo previsto, mille euro. E’ il punto di caduta annunciato dal sottosegretario all’Economia Alessio Villarosa mentre il provvedimento prosegue l’iter in commissione Bilancio alla Camera. E’ invece stato ritirato, su richiesta del correlatore Luigi Marattin e con parere conforme del sottosegretario Antonio Misiani, il primo dei due emendamenti che chiedevano trasparenza fiscale ai grandi gruppi beneficiari di garanzie pubbliche, condizionando l’assistenza dello Stato alla pubblicazione dei country by country report. Cioè rendicontazioni con il dettaglio su dove fanno profitti e dove pagano le tasse.

L’emendamento, firmato da Francesco Berti, Francesca Galizia, Raffaele Bruno, Carmen Di Lauro, Conny Giordano, Giulia Grillo, Angela Ianaro, Antonella Papito, Leonardo Penna, Filippo Scerra, Daniela Torto e Leda Volpi, tutti M5s, disponeva che “le imprese che hanno sede fiscale, operativa o legale in Italia, se parte di un gruppo di imprese con ricavi consolidati nel periodo d’imposta 2018 o 2019 superiori a 750 milioni di euro, sono tenute a presentare e a rendere pubbliche, entro il 31 dicembre 2020, le rendicontazioni Paese per Paese del gruppo di appartenenza relative al periodo d’imposta 2018 e 2019″ e anche le rendicontazioni “relative a ogni periodo d’imposta coperto anche in parte da garanzie entro la fine dell’anno successivo”. L’obiettivo era “garantire un effettivo scrutinio pubblico rispetto al livello di responsabilità fiscale delle imprese beneficiarie di garanzie statali finanziate con risorse pubbliche”, come aveva spiegato Berti argomentando un ordine del giorno analogo il 26 maggio. Una richiesta in linea con quello che aveva auspicato il ministro per il Sud, Beppe Provenzano, riguardo al prestito a Fca con garanzia Sace. Un emendamento di contenuto simile, il 148.06 a prima firma Fratoianni di Leu, resta accantonato. In questo caso viene chiamata in causa l’Agenzia delle entrate – che qui report li ha ma oggi è tenuta a mantenerli riservati – disponendo che debba “pubblicare i dati ricevuti secondo un template comune e in formato open source, in un apposito registro gestito dalla stessa e consultabile liberamente e gratuitamente”.

Lunedì la commissione ha esteso i sostegni finanziari alle Pmi già previsti dal decreto Cura Italia consentendo anche alle imprese in concordato (che si trovano in condizioni di regolarità contributiva e fiscale attraverso piani di rientro) di essere ammesse al credito di imposta per gli aumenti di capitale, e riconoscendo anche alle attività avviate nel 2019 il credito d’imposta sugli affitti. Via libera anche a emendamenti M5s e Pd con cui viene aumentato fino a 4mila euro l’ecobonus per l’acquisto di moto e motorini elettrici o ibridi in caso di rottamazione di un vecchio motorino (da euro 0 a euro 3). Senza rottamazione si potranno ottenere fino a 3mila euro.

Arriva poi attraverso un emendamento di Italia Viva un credito d’imposta al 50% per la costituzione o la trasformazione in società benefit. Vengono stanziati 10 milioni in due anni di cui 3 nel 2020 destinati a un fondo specifico per rafforzare l’ecosistema delle società benefit.

Ancora in fase di limatura i ritocchi al superbonus al 110% per gli interventi di ristrutturazione energetica e antisismica. Una nuovo formulazione prevede che sia ampliato anche alle seconde case, ad esclusione delle abitazioni signorili, di ville o castelli. Non solo: dei benefici potranno usufruire anche i proprietari delle cosiddette villette a schiera. Cambia anche la fisionomia dei benefici per gli interventi di efficienza energetica: i massimali di spesa vengono differenziati in base alla tipologia di immobile. Inoltre, le detrazioni vengono estese al Terzo settore. Dovrebbe essere votato mercoledì.

L’articolo Dl Rilancio, aiuti a fondo perduto anche ai professionisti e bonus di 4mila euro per motorini elettrici. Salta emendamento che imponeva alle multinazionali di rendere pubblico dove pagano le tasse proviene da Il Fatto Quotidiano.

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Fonte: ilfattoquotidiano.it