Se decolla la proposta Catalfo-Gualtieri di una “Cig selettiva”, limitata cioè alle sole imprese che hanno avuto un dimostrabile calo di fatturato, le altre imprese, comunque duramente colpite dalla crisi, come potranno gestire le sospensioni dei rapporti di lavoro? A quali strumenti di integrazione salariale potranno far ricorso? E’ questo l’interrogativo che tiene col fiato sospeso centinaia di migliaia di imprese e lavoratori.

La risposta “classica” è che queste dovranno far ricorso ai tradizionali strumenti di integrazione salariale, con durate e costi “ordinari” poichè non beneficerebbero dei vantaggi che porta con sé la causale “Covid19”.

A rappresentare in poche parole la situazione e a sottolineare come il vero discrimine tra uno strumento e l’altro stia nei “costi” è il quotidiano Il Sole 24 Ore in Edicola oggi:

“Le aziende, invece, che stanno piano piano ripartendo, se avranno bisogno di nuovi periodi di cassa, potranno utilizzare gli strumenti ordinari (Cigo e Cigs), che però sono più costosi (molto più difficile invece trovare “una via d’uscita” a coloro che sono attualmente coperti dai fondi di solidarietà – assegno ordinario Fis – o dalla cassa in deroga, reintrodotta, anche per le realtà sotto i 5 dipendenti, proprio per fronteggiare l’emergenza coronavirus)”

Dunque le imprese escluse dal meccanismo di selezione per l’accesso alla cassa integrazione con causale “Covid19” dovranno far ricorso agli strumenti previsti dalla legislazione ordinaria. Queste imprese, però, non resterebbero “a digiuno” di sostegni statali, per loro il Governo immagina un sistema di decontribuzione per 2-3 mensilità condizionato ad un impegno a non licenziare per motivi economici i lavoratori per i successivi 6-9 mesi.