Le prime valutazioni sulle misure del Decreto Sostegni bis lasciano perplessi i più attenti osservatori. Come Il Sole 24 Ore in edicola oggi che mette in luce come nel provvedimento approvato giovedì e non ancora pubblicato in Gazzetta Ufficiale, manchi ancora una volta un sostegno specifico per le partite Iva, imprese, professionisti che nel 2019 hanno avuto dei vuoti di fatturato.

Ecco quanto scrive il quotidiano economico:

Rimane irrisolto il problema dei cosiddetti esodati dai ristori, che non raggiungono la soglia minima di calo del fatturato per il fatto che nel 2019, considerato dai parametri ministeriali, l’anno di riferimento per misurare l’attività ‘normale’, i loro incassi sono stati discontinui. Le ragioni possono essere le più varie: un intervento di ristrutturazione del negozio o nel locale pubblico, oppure l’apertura della partita Iva qualche mese prima dell’avvio vero e proprio dell’attività. In questi casi i calcoli ministeriali registrano fatturati più o meno lineari. Ma la realtà è quella di un crollo economico. Con una beffa in più: alla platea dei destinatari del fondo perduto è riservata l’esenzione dall’acconto Imu inserita nel primo decreto Sostegni, e il credito d’imposta sugli affitti esteso ai primi cinque mesi 2021 dal nuovo provvedimento. Gli esodati saranno esclusi anche da queste misure”.

Continua dunque l’assenza di interventi specifici di ristoro per quelle particolari situazioni in cui già escluse dal primo Decreto Sostegni. E’ il caso delle partite Iva attivate nel corso del 2018 che non hanno beneficiato di alcun contributo a fondo perduto con il decreto di marzo. E solo una modifica al decreto da parte del Parlamento – realizzata la scorsa settimana con la conversione in legge del decreto Sostegni 1 – sembra consentirgli di accedere ad un contributo fino a 1.000 euro (per approfondire clicca qui).

L’impossibilità di ottenere il fondo perduto, per come è scritta la legge, genera anche l’esclusione da altri benefici a questo collegati: l’esenzione dall’acconto Imu e il credito d’imposta sugli affitti. Una situazione iniqua che anche in questo caso non può che essere sanata in Parlamento, nella fase di conversione in legge del decreto Sostegni bis.