Il Tribunale di Chieti in data 21 luglio ha emesso una sentenza fondamentale per le famiglie beneficiarie del bonus asilo nido erogato dall’Inps. Si tratta di una vera e propria svolta nel rapporto tra Istituto e beneficiari delle prestazioni.

Due madri, infatti, avevano fatto ricorso dopo che Inps aveva negato loro il bonus per i mesi di aprile e maggio 2020, dato che l’asilo era stato chiuso a causa Covid. E il giudice abruzzese ha dato ragione alle due donne, stabilendo un precedente importante per tutte le altre famiglie che si sono viste negare il beneficio dall’Istituto di previdenza.

Ecco quanto riportato da Il Sole 24 Ore in edicola oggi riguardo alla sentenza n. 1198, la quale precisa che l’Inps deve pagare, anche se non c’è stata frequenza:

I genitori hanno diritto al bonus asilo nido anche per i mesi del lockdown se la struttura è rimasta chiusa. Non conta neppure l’eventuale rimborso della retta già pagata: l’Inps deve corrispondere la somma richiesta“. E ancora: “Inoltre gli accordi tra l’asilo e i genitori non possono essere sindacati dall’Inps. Per il Dpcm del 4 marzo 2020 a nulla rileva infatti che gli asili siano rimasti chiusi durante il lockdown. Gli unici requisiti richiesti per l’erogazione del bonus sono l’iscrizione al nido e il pagamento della retta da parte dei genitori“.

Stando alla decisione del Tribunale di Chieti, dunque, per avere diritto al bonus asilo nido gli unici requisiti richiesti sono l’iscrizione al nido e il pagamento della retta da parte dei genitori. Una volta documentati, l’Inps non può più sindacare gli accordi tra genitori e asilo e scegliere di sospendere l’erogazione del beneficio, anche se in molti casi le rette sono state comunque rimborsate dalle strutture.

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