E’ solo l’ultimo caso in ordine di tempo emerso alle cronache. E’ accaduto a Terni, in Umbria, dove una donna che si occupa dell’assistenza di anziani non autosufficienti, dopo essersi rifiutata di sottoporsi al vaccino anti-Covid, perchè – sosteneva nel mese di febbraio 2021 – è ancora di natura sperimentale, non se ne conoscono effetti e possibili controindicazioni, è stata dispensata dal servizio senza retribuzione.

A seguito di questa decisione il medico del lavoro ha espresso un giudizio di inidoneità della lavoratrice alla mansione con conseguente sospensione per 24 mesi decisa dal datore di lavoro.

Contro il provvedimento la lavoratrice ha prima presentato un ricorso alla ASL competente che ha confermato l’inidoneità della operatrice, riducendo però il termine della sospensione al 31 dicembre 2021, salvo ulteriori valutazioni in caso di prosecuzione dello stato di emergenza.

La donna ha poi impugnato in via cautelare il provvedimento di sospensione dal lavoro e dalla retribuzione davanti al giudice del lavoro, che ha respinto il ricorso giudicando la misura del datore ‘adeguata e proporzionata’.

Il giudice ha sostenuto di dover “ritenere prevalente, sulla libertà di chi non intenda sottoporsi a vaccinazione contro il Covid-19, il diritto alla salute dei soggetti fragili che entrano in contatto con gli esercenti le professioni sanitarie e gli operatori di interesse sanitario, in quanto bisognosi di cure, e, più in generale, il diritto alla salute della collettività”.

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