Lo scorso mercoledì 15 giugno Inps ha pagato con estrema puntualità la ricarica del Reddito di Cittadinanza. Tuttavia, solo una parte della platea dei percettori ha ricevuto il pagamento, ossia:

  • chi ha fatto domanda per la prima volta;
  • chi ha chiesto il rinnovo per altri 18 mesi;
  • chi aspetta gli arretrati.

Esclusi, invece, coloro che aspettano il pagamento di una mensilità diversa dalla prima o dalla diciannovesima. Ma non sono stati gli unici. Se questi sanno infatti che riceveranno l’accredito il 27 del mese, c’è una fetta di percettori che invece il pagamento non lo vedranno per niente. Parliamo di quelle famiglie la cui domanda di rinnovo è stata respinta.

Le ragioni che portano Inps a rigettare una domanda di rinnovo dopo 18/36 mesi di RdC sono varie: TuttoLavoro24.it ne ha elencate alcune. Tra queste, in questa sede intendiamo analizzarne una in particolare. Vediamola.

Rinnovo RdC: domanda respinta perché mi sono dimesso

Tra le motivazioni per cui Inps può respingere la domanda di rinnovo rientrano le dimissioni dal lavoro presentate negli ultimi 12 mesi da uno dei membri del nucleo familiare percettore. Tuttavia, i motivi per cui un lavoratore può rassegnare le dimissioni sono molteplici.

È il caso, per esempio, di una madre che svolge un tirocinio ma che è costretto ad abbandonarlo per potersi occupare dei figli: trattandosi in questo caso di dimissioni volontarie, il sussidio non spetta (o, almeno, non integralmente). Ma, come in questo caso, il lavoro lo si è lasciato per cause di forza maggiore. Sorge quindi il dubbio che le domande presentate non vengano approfondite e non vengano analizzate caso per caso: in pratica sembra che Inps faccia di tutta l’erba un fascio.

Rinnovo RdC domanda respinta perché mi sono dimesso: che fare?

Cosa si può fare in questo caso? L’unica soluzione sembra quella di far presentare la domanda di rinnovo da un altro componente della famiglia: in caso di accoglimento della domanda RdC spetterà comunque, ma con un importo minore che terrà conto delle dimissioni rassegnate da un membro della famiglia.

Se, invece, a licenziarsi fosse stato un figlio, per poter continuare a percepire il sussidio bisognerebbe che questi uscisse dallo stato di famiglia cambiando residenza. In questo modo, nessun membro della famiglia si sarà dimesso e, di conseguenza, non si perderà l’RdC.

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