La nuova crisi energetica, legata alle tensioni internazionali tra Stati Uniti, Israele e Iran, riporta al centro misure già viste negli anni scorsi. La Commissione europea, su impulso dell’Agenzia internazionale per l’energia, ha raccomandato agli Stati membri un piano in 10 punti per ridurre i consumi. Tra le indicazioni più rilevanti emerge il ricorso allo smart working fino a 3 giorni a settimana, insieme alla riduzione dei limiti di velocità e all’uso più intenso dei mezzi pubblici.
L’obiettivo è chiaro: abbassare la domanda di petrolio, soprattutto diesel, e contenere l’impatto su bollette e inflazione. In questo quadro, il lavoro da remoto torna ad essere uno strumento concreto per ridurre spostamenti quotidiani e costi energetici.
Governo italiano: nessun segnale di apertura sui 3 giorni di smart working
Nonostante la raccomandazione europea, al momento dal governo italiano non arrivano segnali concreti di disponibilità a introdurre misure generalizzate sullo smart working.
L’esecutivo mantiene una linea prudente e non sembra intenzionato a intervenire con obblighi o incentivi strutturali, neppure rispetto all’ipotesi dei 3 giorni di smart working a settimana. La gestione resta affidata alle imprese e alla contrattazione individuale, senza interventi normativi immediati.
Questo significa che, almeno nel breve periodo, la proposta europea resta un’indicazione politica e non una misura operativa nel nostro ordinamento. Salvo che non si arrivi ad una crisi energetica di portata internazionale, con riflessi intensi nel nostro Paese (come il razionamento energetico e dei carburanti), fino al punto che il Governo sarà costretto ad intervenire.
Energia e lavoro: perché Bruxelles punta sul lavoro da remoto
Il piano europeo nasce dalla necessità di ridurre rapidamente la domanda energetica in una fase di forte instabilità dei mercati.
Oltre allo smart working fino a 3 giorni a settimana, le raccomandazioni includono la riduzione dei limiti di velocità, un maggiore utilizzo dei trasporti pubblici e restrizioni all’uso delle auto nelle città.
Parallelamente, Bruxelles spinge anche sull’accelerazione delle fonti rinnovabili e su interventi strutturali per disaccoppiare il prezzo dell’elettricità da quello del gas. Tuttavia, anche in caso di fine del conflitto, gli effetti sulla rete energetica potrebbero durare a lungo.
Smart working: chi ha diritto e chi ha solo priorità secondo la legge
Nel 2026 lo smart working non è più una misura emergenziale, ma una modalità ordinaria di svolgimento della prestazione lavorativa. Il punto di riferimento resta la Legge n. 81/2017, che disciplina il lavoro agile nel settore privato.
In base all’articolo 18 e 19 della Legge 81/2017, lo smart working si applica esclusivamente tramite accordo individuale tra datore di lavoro e lavoratore. Questo significa che, oggi, non esiste un diritto automatico generalizzato al lavoro da remoto: l’azienda può accettare o rifiutare la richiesta, in base all’organizzazione del lavoro e alla compatibilità delle mansioni.
Accanto alla regola generale, il legislatore ha però introdotto alcune forme di tutela rafforzata per specifiche categorie di lavoratori. In particolare, il Decreto legislativo n. 105/2022, che ha recepito la direttiva europea sulla conciliazione vita-lavoro, stabilisce che i datori di lavoro devono riconoscere una priorità nell’accesso allo smart working ai lavoratori con figli fino a 12 anni e a coloro che assistono familiari con disabilità grave.
A questo si aggiunge quanto previsto dalla Legge n. 104/1992 (art. 3, comma 3), che riconosce specifiche tutele ai lavoratori con disabilità grave e ai caregiver. In questi casi, pur non esistendo un diritto automatico al lavoro agile, il datore di lavoro è tenuto a considerare con particolare attenzione le richieste, nell’ambito dei principi di tutela e inclusione.
Diverso è invece il caso dei genitori con figli minori di 14 anni e dei lavoratori fragili: le norme emergenziali che prevedevano un diritto diretto allo smart working non sono più vigenti. Oggi anche per queste categorie vale la disciplina ordinaria della Legge 81/2017, senza automatismi.
In sintesi, il quadro attuale è chiaro: lo smart working è sempre frutto di un accordo, ma alcune categorie – in particolare caregiver e lavoratori con disabilità – godono di una priorità riconosciuta dalla legge.




