Sul decreto che ha introdotto il cd. “salario giusto” la discussione politica non è chiusa. Dopo le norme contro i contratti pirata, il Governo vuole approfittare del dibattito parlamentare, per la conversione in legge del decreto, per incidere con una novità attesa da anni da milioni di lavoratori del settore privato. Una nuova misura destinata ad incidere direttamente sui rinnovi dei contratti collettivi nazionali del settore privato e sulle buste paga dei dipendenti.
Il sottosegretario al Lavoro Claudio Durigon ha annunciato infatti la presentazione di un emendamento che punta a garantire ai lavoratori il recupero pieno degli arretrati maturati durante i periodi di vacanza contrattuale.
“Lunedì (18 maggio, ndr) andremo a presentare un emendamento” al decreto giusto salario “per incentivare ancora di più la crescita salariale dei lavoratori mettendo una norma, che a scadenza del contratto, anche se si rinnova due o tre anni dopo si riprende quanto perso” in modo retroattivo. “E’ una norma che avevo proposto nel decreto, non credo che ci siano problemi con il ministro Calderone, con i sindacati e con i datori di lavoro. Abbiamo detto no al salario minimo e dobbiamo sostenere il salario dei lavoratori”.
Il recupero degli arretrati
Se dovesse passare, il provvedimento assicurerebbe ai lavoratori il recupero del potere d’acquisto perso durante gli anni di ritardo nei rinnovi.
Gli incrementi salariali previsti dal nuovo contratto decorrebbero infatti dalla data naturale di scadenza del precedente CCNL. Questo significa che ogni mese trascorso senza rinnovo costituirebbe automaticamente un mese di arretrato da recuperare successivamente.
La misura riguarderebbe soprattutto il settore privato. Nei comparti pubblici infatti questo meccanismo esiste già. I dipendenti statali recuperano infatti integralmente le somme maturate durante i ritardi contrattuali, senza perdere salario nei mesi di vacanza del contratto.
Il caso metalmeccanici e i timori delle imprese
L’impatto della norma potrebbe essere molto pesante sui costi del lavoro delle aziende e sugli equilibri della contrattazione collettiva.
Basti pensare al rinnovo del CCNL Metalmeccanici Industria, arrivato dopo 17 mesi di trattative e 5 giornate di sciopero. Con questa norma i lavoratori avrebbero avuto diritto agli arretrati maturati dal luglio 2024, primo mese di carenza contrattuale dopo la scadenza del contratto, fino al novembre 2025, mese della firma definitiva del rinnovo.
Non a caso questa misura era già presente nella prima bozza del Decreto Primo Maggio, salvo poi essere eliminata durante il confronto con le imprese. Secondo diverse ricostruzioni, il provvedimento era stato giudicato troppo oneroso da Confindustria e Confcommercio. Ora resta da capire se il nuovo emendamento riuscirà davvero a superare le resistenze dell’intero mondo datoriale.




