La Busta Azzurra di NoiPA entra nella Letteratura

Lo confesso: quando ho letto che il protagonista del romanzo Il passo indietro (Laguna di Specchi) di Duilio Mazzotti era un impiegato ministeriale di mezza età, ho temuto il solito ritratto caricaturale della Pubblica Amministrazione. Invece il libro sorprende perché fa qualcosa di molto più raro: racconta il lavoro pubblico senza stereotipi, senza propaganda e senza trasformare i dipendenti statali in macchiette.

Il protagonista non è né un fannullone né un eroe. È un uomo che ha imparato a vivere attraverso protocolli, badge, pratiche e piccoli passi indietro. Lavora in un ufficio finanziario veneziano affacciato sul Canal Grande, in una Venezia lontana anni luce da quella turistica, dove troviamo il freschìn, l’acqua alta, i treni regionali, i corridoi pieni di fascicoli e una malinconia che attraversa ogni pagina.

Roma lontana, ma sempre presente

Roma nel romanzo non compare quasi mai direttamente, eppure si sente continuamente.

Arriva attraverso un sottosegretario che presenta un melenso film americano (Sotto il cielo di Venezia) che viene girato proprio tra gli uffici, attraverso un reality show che invade gli uffici trasformando i dipendenti in semplici elementi scenografici, ma anche attraverso una scena straordinaria nella sua apparente banalità: due colleghi che mangiano una cacio e pepe a Mestre mentre il computer di una cantante degli anni Novanta rischia di spegnersi per sempre.

È la distanza tra chi racconta lo Stato e chi invece prova ogni giorno a tenerlo in piedi davvero.

La “Busta Azzurra” diventa simbolo umano

Un momento sorprendente del libro è probabilmente quello dedicato alla “Busta Azzurra” di NoiPA.

Nel romanzo, la busta virtuale affiancata al cedolino stipendiale viene utilizzata impropriamente da un funzionario per inviare auguri di compleanno alle dipendenti. Un gesto apparentemente innocente, quasi tenero, che però genera richiami, imbarazzi e tensioni gerarchiche.

Ed è qui che il romanzo colpisce davvero: riesce a mostrare come anche un semplice messaggio di auguri possa diventare problematico in un ambiente dove tutto viene osservato, interpretato e protocollato.

La Busta Azzurra smette così di essere uno strumento tecnico e diventa metafora del bisogno umano di lasciare una traccia personale dentro un sistema impersonale.

Il passaggio generazionale raccontato senza retorica

Il romanzo racconta anche un cambiamento silenzioso e definitivo: quello generazionale.

I vecchi vanno in pensione, spariscono, a volte muoiono quasi senza lasciare traccia. I giovani arrivano con altri linguaggi, altre fragilità, altri desideri. Chi resta in mezzo si accorge lentamente di appartenere a un mondo che si sta spegnendo. Non c’è eroismo.
Non c’è nostalgia facile. C’è soltanto la fatica di continuare a occupare il proprio posto mentre tutto cambia.

L’intelligenza artificiale e la perfezione falsa

Nel libro compare anche l’intelligenza artificiale.

Quando il protagonista chiede alla macchina di scrivere la sua storia, il risultato è perfetto: elegante, ordinato, rassicurante. Ma è falso.

Perché la macchina non riesce a comprendere le esitazioni, i fallimenti quotidiani, la malinconia e la mediocrità consapevole di chi continua semplicemente a restare.

Ed è forse questa la forza più autentica del romanzo: raccontare la normalità senza umiliarla.

In un Paese dove il lavoro pubblico viene spesso ridotto a caricatura, Il passo indietro prova invece a restituirgli un’anima.

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Il passo indietro (Laguna di Specchi)