Da Oggi la Busta Paga dei Colleghi Non Sarà Più un Mistero. E’ Legge la Trasparenza Retributiva

Con la pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale del 1° giugno 2026 del Decreto Legislativo n. 96/2026, l’Italia recepisce la direttiva europea sulla trasparenza retributiva, introducendo nuove regole per garantire la parità salariale tra uomini e donne che svolgono lo stesso lavoro o mansioni di pari valore.

Dal 1° giugno 2026 sono entrate in vigore nuove regole sulla trasparenza retributiva che consentiranno ai lavoratori di ottenere maggiori informazioni sugli stipendi all’interno dell’azienda. L’obiettivo è contrastare le discriminazioni salariali e garantire una maggiore equità tra uomini e donne che svolgono lo stesso lavoro o mansioni di pari valore.

La novità più importante riguarda il diritto di informazione riconosciuto ai dipendenti. Ogni lavoratore potrà infatti richiedere al proprio datore di lavoro dati sui livelli retributivi medi percepiti dai colleghi che svolgono lo stesso lavoro o un lavoro equivalente.

Quali informazioni si possono ottenere

La legge non permette di conoscere lo stipendio preciso di un singolo collega, né visionare le sua busta paga. Tuttavia, il lavoratore potrà chiedere e ricevere informazioni scritte sulle retribuzioni medie presenti in azienda, suddivise tra uomini e donne.

In pratica sarà possibile sapere, ad esempio, qual è la retribuzione media dei dipendenti inquadrati nello stesso livello professionale o che svolgono mansioni analoghe.

La richiesta potrà essere presentata direttamente dal lavoratore oppure tramite i rappresentanti sindacali o gli organismi per la parità, purché sia presente una specifica delega.

Entro quanto tempo deve rispondere l’azienda

Il datore di lavoro dovrà fornire una risposta entro due mesi dalla richiesta.

Questo diritto potrà essere esercitato una sola volta all’anno da ciascun lavoratore.

Le aziende potranno anche decidere di pubblicare preventivamente (e autonomamente) queste informazioni nella rete intranet aziendale o in un’area riservata del proprio sito internet. In questo modo i dipendenti potranno consultare direttamente i dati senza dover presentare una richiesta individuale.

Se le informazioni ricevute risultano incomplete o poco chiare, il lavoratore avrà il diritto di chiedere ulteriori spiegazioni. L’azienda dovrà fornire una risposta motivata.

Cade il divieto di parlare del proprio stipendio

Un’altra importante novità riguarda la libertà di discutere della propria retribuzione.

Dal 1° giugno 2026 i datori di lavoro non potranno impedire ai dipendenti di comunicare ad altri lavoratori quanto percepiscono. Saranno quindi vietate tutte le clausole contrattuali che limitano la possibilità di rendere noto il proprio stipendio. Il datore di lavoro non potrà più dire “ti do un premio di 500 euro ma non dirlo a nessuno”, né formalizzare tale impegno per i lavoratore.

Rimangono però alcune tutele per la privacy. Le informazioni ottenute attraverso il nuovo diritto di accesso non potranno essere utilizzate per identificare la situazione economica di singoli colleghi.

Per le aziende fino a 49 dipendenti sono inoltre previste modalità particolari di comunicazione dei dati, proprio per evitare che le informazioni diffuse consentano di risalire facilmente alle retribuzioni individuali dei lavoratori.