Smart Working, Quando l’Infortunio è Coperto dall’INAIL: Ecco le Regole

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Il lavoro agile continua a sollevare interrogativi sulla tutela dei lavoratori in caso di infortunio. Una recente sentenza del Tribunale di Padova, la n. 462/2025, ha fornito importanti chiarimenti confermando che anche gli incidenti avvenuti durante lo svolgimento dell’attività lavorativa da remoto possono essere indennizzati dall’INAIL, purché esista un collegamento diretto con la prestazione lavorativa.

La vicenda esaminata dal Tribunale di Padova

Il caso riguarda una dipendente universitaria che stava partecipando a una videoconferenza dalla propria abitazione. Durante l’attività lavorativa si è alzata per recuperare alcuni documenti necessari e, percorrendo un breve tragitto all’interno della casa, è caduta riportando la frattura di una caviglia.

In un primo momento l’INAIL aveva riconosciuto l’indennizzabilità dell’evento, salvo poi riclassificarlo come incidente domestico, negando anche il rimborso delle spese mediche. La lavoratrice ha quindi presentato ricorso al Giudice del Lavoro di Padova.

Il nesso tra attività lavorativa e infortunio

Il Tribunale ha accolto il ricorso, ribadendo un principio fondamentale del lavoro agile: il luogo in cui si svolge la prestazione non esclude automaticamente la copertura assicurativa.

Secondo i giudici, ciò che conta è la presenza di un nesso funzionale tra l’attività lavorativa e l’evento lesivo. Nel caso specifico, la lavoratrice ha dimostrato che l’infortunio è avvenuto mentre stava svolgendo una mansione direttamente collegata al proprio lavoro, ossia il recupero di documenti necessari durante una videoconferenza.

Attenzione all’onere della prova e agli spostamenti

La sentenza richiama anche il tema dell’onere probatorio. Negli infortuni avvenuti in smart working non opera infatti una presunzione automatica a favore del lavoratore, che deve dimostrare il collegamento tra l’incidente e l’attività svolta.

Interessante anche il tema dell’infortunio in itinere. Una precedente sentenza del Tribunale di Milano ha riconosciuto la tutela a una lavoratrice che si era recata a prendere la figlia a scuola durante la giornata lavorativa, valorizzando le esigenze di conciliazione tra vita privata e lavoro. Un orientamento che conferma come lo smart working richieda una valutazione sempre più attenta dei casi concreti.