Statali in Smart Working dai Luoghi di Villeggiatura? Prima Va Controllato il Regolamento

Lo smart working ha reso possibile lavorare praticamente ovunque. C’è chi sceglie una seconda casa, chi una località di mare, montagia e chi addirittura decide di trascorrere alcune settimane all’estero continuando a svolgere la propria attività da remoto. Per i dipendenti pubblici, però, la libertà di scegliere il luogo di lavoro non è assoluta. Oltre alle norme generali sul lavoro agile, infatti, bisogna fare i conti con i regolamenti adottati dalle singole amministrazioni. Proprio questo aspetto è finito al centro di una polemica scoppiata a Calolziocorte, in provincia di Lecco.

Lavorare dal mare è possibile, ma non sempre

In linea generale, lo smart working non impedisce al lavoratore di svolgere la prestazione da una località diversa dalla propria abitazione. Ciò che conta è garantire continuità del servizio, reperibilità, sicurezza informatica e rispetto degli obiettivi assegnati.

Per questo motivo non è raro che durante l’estate alcuni dipendenti scelgano di lavorare da una località di villeggiatura, alternando attività lavorativa e vacanza. Diverso è invece il discorso quando si parla di lavoro agile svolto all’estero. In questi casi entrano in gioco le regole previste dall’ente di appartenenza, che possono imporre specifiche limitazioni territoriali.

Prima di organizzare una permanenza lontano dalla sede di lavoro è quindi necessario verificare attentamente quanto previsto dagli accordi individuali e dai regolamenti interni.

Il caso Calolziocorte accende il dibattito

La questione è tornata d’attualità dopo il caso emerso nel Comune di Calolziocorte in provincia di Lecco. Il responsabile dell’Ufficio Tecnico è stato autorizzato a lavorare per circa un mese dalla Repubblica Dominicana, dove ha accompagnato la moglie e le figlie nel loro Paese d’origine.

L’accordo ha previsto una combinazione di ferie e smart working. Per garantire il coordinamento con gli uffici comunali, il dirigente svolge la propria attività nella fascia oraria compresa tra le 14 e le 22 italiane, così da compensare il fuso orario.

La decisione ha però provocato la reazione delle opposizioni, che hanno presentato una diffida all’amministrazione chiedendo di verificare la correttezza dell’autorizzazione concessa. Secondo quanto contestato dalle minoranze, il regolamento comunale sul lavoro agile stabilisce che la prestazione debba essere svolta all’interno del territorio nazionale. Proprio questa previsione avrebbe reso necessaria una deroga specifica per consentire al dirigente di lavorare dalla Repubblica Dominicana.

Roma, Milano, Bari, Napoli seguono regole diverse

La vicenda dimostra come non esista una disciplina uniforme per tutti gli enti locali. A Roma Capitale il regolamento sul lavoro agile prevede espressamente che la prestazione venga svolta sul territorio nazionale, come nel caso del funzionario comunale della provincia di Lecco. Il dipendente deve inoltre comunicare il luogo da cui lavora e rispettare tutte le condizioni previste dall’amministrazione. In pratica, lavorare dall’estero non è normalmente consentito.

Milano adotta invece un approccio generalmente più flessibile. L’attenzione è concentrata soprattutto sull’idoneità del luogo scelto dal dipendente, che deve garantire sicurezza, tutela dei dati, connessione adeguata e piena operatività. Resta comunque fermo il principio secondo cui il lavoratore deve rispettare le regole stabilite dall’ente e assicurare la qualità del servizio.

Napoli e Bari adottano regole generalmente più flessibili rispetto a Roma. I rispettivi regolamenti non prevedono un divieto espresso di lavoro agile all’estero, concentrandosi soprattutto su sicurezza, tutela dei dati, reperibilità del dipendente e continuità del servizio.

Per gli statali conta soprattutto il regolamento interno

Proprio il regolamento rappresenta il nodo centrale anche nel caso di Calolziocorte. Secondo quanto contestato dalle opposizioni, la disciplina comunale sul lavoro agile prevede che l’attività venga svolta all’interno del territorio nazionale.

Da qui i dubbi sulla deroga concessa al dirigente e sulle possibili differenze di trattamento rispetto agli altri dipendenti comunali.

La vicenda rappresenta quindi un importante promemoria per tutti gli statali. Lavorare in smart working dal mare, dalla montagna o da una località turistica non è vietato. Tuttavia, quando si sceglie di operare lontano dalla sede di servizio, soprattutto se all’estero, è indispensabile verificare cosa prevede il regolamento della propria amministrazione. Perché nel pubblico impiego non basta che il lavoro possa essere svolto da remoto: occorre anche che il luogo scelto sia compatibile con le regole fissate dall’ente.