Illegali le Offerte di Lavoro Senza l’Indicazione del Salario. I Portali Web Ignorano il Decreto Trasparenza

Dal 7 giugno 2026 sono entrate in vigore in Italia le nuove norme sulla trasparenza retributiva, introdotte per rendere più equo e trasparente il mercato del lavoro. Le aziende devono fornire ai candidati informazioni chiare sulla retribuzione prevista per la posizione offerta e non possono più chiedere quali stipendi siano stati percepiti in passato.

Eppure, a poche settimane dall’entrata in vigore della normativa, molti annunci pubblicati sui principali portali continuano a utilizzare formule generiche che sembrano andare nella direzione opposta rispetto agli obiettivi della riforma.

Gli annunci continuano a non indicare la retribuzione

Tra gli esempi più frequenti vi sono offerte di lavoro che riportano con precisione contratto applicato, benefit, assicurazione sanitaria, mensa aziendale e buoni pasto, ma che sulla retribuzione si limitano a una semplice frase: “RAL commisurata all’effettiva seniority”.

Si tratta di una formula che non permette al lavoratore di conoscere l’effettivo valore economico dell’offerta. Di per sé non illegale, ma che può essere aggiunta ad una indicazione specifica sul salario previsto. Un candidato non può infatti capire se la posizione prevede una retribuzione di 30 mila, 40 mila o 50 mila euro annui e si trova costretto ad affrontare l’intero processo di selezione prima di ottenere un’informazione fondamentale.

La nuova normativa punta a superare queste pratiche

L’obiettivo della direttiva europea recepita dall’Italia è proprio quello di eliminare le asimmetrie informative tra azienda e candidato.

La legge prevede che il datore di lavoro comunichi la retribuzione iniziale o una fascia retributiva oggettiva già nella fase preliminare della selezione. Inoltre vieta espressamente di chiedere informazioni sugli stipendi percepiti nei precedenti rapporti di lavoro.

Per questo motivo la formula “RAL commisurata all’esperienza” solleva più di una perplessità. Nella pratica, infatti, il rischio è che durante il colloquio venga chiesto al candidato quanto guadagna attualmente per formulare la proposta economica finale, una prassi che la nuova normativa mira proprio a superare. E’ infatti vietato chiedere al candidato l’attuale busta paga.

Anche le Agenzie per il Lavoro devono adeguarsi

A sorprendere è il fatto che molti di questi annunci siano pubblicati da Agenzie di Somministrazione e società specializzate nella ricerca e selezione del personale.

Parliamo di operatori che dovrebbero essere tra i più preparati sull’applicazione delle nuove disposizioni. Le regole sulla trasparenza retributiva valgono infatti anche per recruiter, head hunter e intermediari del mercato del lavoro.

Il rischio è una trasparenza solo formale

La riforma europea rappresenta un cambiamento importante perché sposta l’attenzione dal passato retributivo del lavoratore al valore della posizione offerta.

Tuttavia, se gli annunci per ora continuano a riportare soltanto formule generiche come “retribuzione commisurata all’esperienza” o “RAL da definire”, il rischio è che la trasparenza resti soltanto sulla carta. Per raggiungere gli obiettivi della normativa occorre che le aziende inizino a indicare con chiarezza gli importi o almeno le fasce retributive previste, consentendo ai candidati di valutare l’offerta prima ancora di sostenere un colloquio.