L’ondata di caldo che sta investendo l’Europa e l’Italia in particolare non mette a rischio soltanto chi lavora sotto il sole, ma coinvolge un numero sempre maggiore di lavoratori impegnati in attività fisicamente impegnative o a contatto con superfici che accumulano calore. Secondo un’analisi realizzata da Greenpeace Italia utilizzando le previsioni del progetto Worklimate e i dati ISTAT sull’occupazione, potrebbero essere circa 1,5 milioni i lavoratori esposti a un rischio elevato per la salute.
Il dato conferma come le alte temperature rappresentino ormai un fattore di rischio strutturale per numerose attività produttive, non solo quelle che si svolgono all’esterno ma anche all’interno.
I settori con il maggior numero di lavoratori esposti
L’analisi individua tre comparti particolarmente vulnerabili.
Al primo posto si colloca l’edilizia, con i suoi circa 603 mila lavoratori potenzialmente esposti alle temperature estreme durante le attività quotidiane.
Seguono il settore dei trasporti merci su strada, il magazzinaggio, i servizi di consegna e i rider, che coinvolgono complessivamente circa 537 mila addetti, spesso impegnati per molte ore all’aperto o all’interno di mezzi e piazzali particolarmente caldi.
Tra le categorie maggiormente interessate figurano inoltre i lavoratori della manutenzione del verde, impegnati in giardini, vivai, orti, e dei servizi per edifici, pari a circa 292 mila persone, chiamati a svolgere attività fisiche anche nelle ore più calde della giornata. Tutte categorie tutelate anche dalle 14 ordinanze regionali che vietano il lavoro all’aperto tra le 12:30 e le 16:00.
Le città dove il rischio è maggiore
Le aree metropolitane con il numero più elevato di lavoratori potenzialmente esposti sono Roma, con 427 mila addetti, pari al 25% degli occupati della città metropolitana, seguita da Milano con 347 mila lavoratori e Napoli con 133 mila.
Nel complesso, l’analisi stima che circa il 18% dei lavoratori presenti nei territori monitorati possa essere interessato da condizioni di rischio caldo classificate come elevate. Sabato 27 giugno rappresenta la giornata più critica, con quasi tutto il territorio nazionale interessato dall’ondata di calore. Ma il problema si manifesterà ugualmente nelle prossime settimane di afa.
Non solo sole: il rischio riguarda anche chi lavora vicino a superfici roventi
Secondo il progetto Worklimate, rientrano tra i lavoratori a rischio coloro che svolgono attività fisicamente impegnative in condizioni ambientali tali da compromettere la salute, anche quando non operano direttamente sotto il sole.
Durante un monitoraggio effettuato da Greenpeace e Cgil a Roma con una termocamera a infrarossi sono state rilevate temperature superficiali superiori agli 80°C nell’area della stazione Termini, frequentata dai rider, mentre in due cantieri cittadini sono stati registrati picchi compresi tra 60°C e 100°C sulle superfici.
Pur non rappresentando la temperatura dell’aria, questi valori testimoniano l’intenso irraggiamento termico cui possono essere esposti i lavoratori, aumentando il rischio di stress da calore, malori e infortuni. Una situazione che, secondo gli esperti del progetto Worklimate, è destinata a diventare sempre più frequente nei prossimi anni, rendendo indispensabile una diversa organizzazione del lavoro durante i periodi di caldo estremo.




