Figli a Carico, un Lavoretto d’Agosto Fa Perdere l’Assegno Unico?

Ad agosto molti ragazzi approfittano della pausa scolastica per cercare un piccolo lavoro stagionale: qualche settimana in un bar, in un ristorante, in un negozio oppure un impiego estivo in azienda. Per le famiglie, però, nasce subito un dubbio: se il figlio inizia a guadagnare, si perde l’Assegno Unico? La risposta dipende dall’età del ragazzo e dal tipo di lavoro svolto.

Vediamo nel dettaglio.

Il caso più comune ad agosto: il figlio trova un lavoretto estivo

Durante l’estate capita spesso che un figlio ancora giovane inizi un’attività lavorativa per mettere da parte qualche soldo o fare una prima esperienza.

Il dubbio dei genitori riguarda soprattutto i figli tra i 18 e i 21 anni: continuano a essere considerati a carico oppure un contratto di lavoro fa perdere il diritto all’Assegno Unico?

La risposta non è automatica. Un lavoro estivo, infatti, non fa necessariamente saltare il beneficio, ma bisogna controllare alcune condizioni precise.

Quando spetta l’Assegno Unico per i figli maggiorenni

L’Assegno Unico spetta per i figli minorenni a carico e, in presenza di determinati requisiti, anche per i figli maggiorenni fino al compimento dei 21 anni. Per i figli con disabilità a carico, invece, non è previsto un limite massimo di età.

Per un figlio maggiorenne tra 18 e 21 anni, il beneficio può continuare se si verifica una delle condizioni previste:

  • frequenta un corso di formazione scolastica o professionale oppure un corso di laurea;
  • svolge un tirocinio o un’attività lavorativa ma con un reddito complessivo annuo inferiore a 8.000 euro;
  • è registrato come disoccupato e cerca lavoro presso i servizi pubblici per l’impiego;
  • svolge il servizio civile universale.

Quindi il semplice fatto di avere un contratto di lavoro non significa automaticamente perdere l’Assegno Unico.

Un lavoro estivo fa perdere l’Assegno Unico?

La situazione va valutata caso per caso. Se un ragazzo di 18, 19 o 20 anni trova un lavoro stagionale durante l’estate, ad esempio per un mese o due, il genitore può continuare a ricevere l’Assegno unico se il reddito complessivo del figlio resta sotto il limite previsto.

Il limite di reddito da considerare perché i figli siano considerati fiscalmente a carico è il seguente:

  • 4.000 euro all’anno per i giovani fino a 24 anni;
  • 2.840,51 euro all’anno per chi ha più di 24 anni.

Il punto da controllare non è quindi soltanto la durata del contratto, ma quanto il figlio guadagnerà complessivamente nell’anno. Un breve impiego estivo, quindi, può essere compatibile con il beneficio, a patto che il reddito annuo del figlio maggiorenne under 21 non superi i 4.000 euro.

Diverso sarebbe il caso di un’attività lavorativa che porta il reddito annuo oltre la soglia prevista.

Infatti, se il figlio maggiorenne non rispetta più i requisiti richiesti, la famiglia perde il diritto alla quota di Assegno Unico relativa a quel figlio. Per questo, quando cambia la situazione lavorativa del ragazzo, è importante verificare se la condizione dichiarata nella domanda resta corretta.

Assegno Unico e figli minorenni: il lavoro estivo cambia qualcosa?

Per i figli minorenni il discorso è diverso. L’Assegno unico spetta per ogni figlio minorenne a carico, senza condizioni. Pertanto, un eventuale piccolo lavoro estivo non segue le stesse regole previste per i maggiorenni. Per i figli minorenni, infatti, non ci sono da rispettare né limiti di reddito né limiti ISEE.

Il tema del reddito da lavoro diventa quindi centrale soprattutto quando il figlio ha già compiuto 18 anni e si trova nella fascia fino ai 21 anni. Solo in questo caso, infatti, il mantenimento del beneficio è legato a specifiche condizioni.

Cosa devono fare i genitori prima dell’estate

Prima di preoccuparsi per un lavoro estivo del figlio, è utile controllare alcuni elementi:

  • l’età del figlio;
  • il tipo di contratto di lavoro;
  • il reddito previsto nell’anno;
  • la situazione indicata nella domanda di Assegno Unico.

Un lavoretto durante le vacanze non significa automaticamente perdere il sostegno economico. La regola fondamentale è capire se il figlio maggiorenne continua a rientrare nelle condizioni previste dalla legge. Ad agosto, quindi, il vero rischio non è il lavoro estivo in sé, ma non verificare se la nuova situazione familiare rispetta ancora i requisiti richiesti dall’INPS.