Sta facendo notizia il caso dei metalmeccanici della FDF di Vallese di Oppeano, in provincia di Verona, che hanno rifiutato 10.000 euro per lasciare volontariamente il lavoro entro ottobre. Per i dipendenti, la proposta economica presentata dall’azienda è insufficiente.
La vicenda è importante perché riguarda una scelta difficile: accettare una somma subito oppure continuare a chiedere una soluzione che permetta di conservare il posto. Per chi deve mantenere una famiglia, infatti, l’incentivo può aiutare per un periodo, ma resta il problema di trovare un’altra occupazione e uno stipendio stabile.
Nello stabilimento – che produce barre e tubi cromati per macchine movimento terra, energia e agricoltura – sono coinvolti sessanta lavoratori. La Fiom-Cgil chiede di riprendere la trattativa e di cercare un imprenditore disposto a rilevare l’attività, mantenendo la produzione e salvaguardando i dipendenti.
Perché i lavoratori hanno detto no ai 10.000 euro
Secondo quanto riportato dalla stampa locale il 16 ottobre, l’assemblea dei lavoratori ha giudicato troppo bassa la somma offerta per le dimissioni volontarie. Non è stato quindi raggiunto un accordo sulle uscite.
Il segretario della Fiom veronese, Martino Braccioforte, critica l’importo proposto e richiama le difficoltà che la perdita del lavoro comporterebbe per i dipendenti e le loro famiglie.
Il sindacato chiede condizioni economiche migliori per chi decidesse di lasciare l’azienda. Allo stesso tempo, vuole continuare a discutere delle possibilità di salvare i posti.
La richiesta: trovare qualcuno che continui la produzione
Per la Fiom, la priorità è individuare un acquirente interessato a portare avanti l’attività. Questo permetterebbe di cercare un’alternativa alla chiusura o alla riduzione della produzione.
L’appello è rivolto anche alle istituzioni e alle imprese del territorio, che potrebbero favorire contatti con possibili compratori.
Al momento, però, le informazioni disponibili non indicano un acquirente già trovato né un accordo per il passaggio dell’azienda. È quindi un obiettivo sul quale lavorare.
Cosa potrebbe succedere entro fine anno
Nell’incontro del primo ottobre presso Confindustria Verona, con la Regione collegata da remoto, i rappresentanti della proprietà avevano spiegato le difficoltà finanziarie dell’azienda. Un altro incontro era previsto per il 12 ottobre.
Secondo la ricostruzione sindacale, era stata prospettata la possibilità di passare dal contratto di solidarietà alla cassa integrazione straordinaria per cessazione entro fine anno. Non significa, però, che questo passaggio sia già avvenuto.
La Fiom aveva chiesto anche uscite volontarie, accesso alla Naspi e corsi regionali per aiutare i lavoratori a trovare un nuovo impiego. Dopo il no ai 10.000 euro, resta da discutere sia degli incentivi sia del futuro dello stabilimento.




