Gli arretrati del nuovo CCNL Scuola 2025-2027 stanno arrivando, ma l’aumento lordo previsto dalle tabelle contrattuali è molto diverso da quello che rimarrà effettivamente nelle tasche di docenti e ATA.
Il problema non è soltanto l’IRPEF. Per molti lavoratori entra in gioco anche il fiscal drag, aggravato dal meccanismo delle detrazioni introdotte con la riforma del cuneo fiscale.
La fascia più delicata è quella tra 32.000 e 40.000 euro di reddito complessivo: qui all’IRPEF del 33% si aggiunge la progressiva perdita dell’ulteriore detrazione fiscale.
IRPEF ridotta al 33%, ma c’è anche il cuneo fiscale
Dal 2026 la seconda aliquota IRPEF è stata ridotta dal 35% al 33%. Per molti docenti gli aumenti del nuovo contratto ricadono proprio nello scaglione interessato.
Ma il 33% non racconta tutto.
Con la riforma del cuneo fiscale, ai lavoratori dipendenti con reddito superiore a 20.000 e fino a 32.000 euro spetta un’ulteriore detrazione di 1.000 euro annui.
Superati i 32.000 euro, questa detrazione comincia però a diminuire fino ad azzerarsi a 40.000 euro.
Tra 32.000 e 40.000 euro si perdono 125 euro ogni 1.000
Il meccanismo è matematico. Ogni 1.000 euro di maggiore reddito compreso tra 32.000 e 40.000 euro comporta una riduzione dell’ulteriore detrazione di 125 euro.

Per un docente che passa, ad esempio, da 34.000 a 36.000 euro, l’ulteriore detrazione scende quindi da 750 a 500 euro: 250 euro di beneficio fiscale vengono persi.
Su 1.000 euro di aumento possono rimanerne 545
Facciamo un esempio ancora più immediato.
Su 1.000 euro di maggiore imponibile, per un lavoratore collocato nella fascia 32.000-40.000 euro, l’IRPEF al 33% vale 330 euro.
Contemporaneamente vengono persi 125 euro di ulteriore detrazione.
Il risultato è:
1.000 – 330 – 125 = 545 euro.
L’effetto combinato raggiunge quindi il 45,5%.
Attenzione: non esiste un’aliquota IRPEF del 45,5%. Si tratta dell’effetto combinato tra il 33% di IRPEF e il 12,5% derivante dalla progressiva perdita della detrazione. E nel calcolo individuale possono intervenire anche le normali detrazioni da lavoro dipendente e le addizionali.
Ecco il fiscal drag che colpisce gli aumenti della Scuola
Il paradosso è evidente.
Gli aumenti contrattuali servono anche a recuperare una parte del potere d’acquisto perso con l’inflazione. Il lavoratore guadagna nominalmente di più, ma non necessariamente è diventato più ricco in termini reali.
Il Fisco, però, considera il maggiore reddito nominale.
L’aumento del CCNL può così produrre contemporaneamente maggiore IRPEF e minori detrazioni, assorbendo una parte del recupero salariale.
È questo uno degli effetti tipici del fiscal drag.
Arretrati: attenzione alla tassazione separata
Va fatta però una precisazione importante. Gli arretrati pagati nel 2026 e riferiti ad annualità precedenti possono essere soggetti, quando ne ricorrono le condizioni, alla tassazione separata.
Non sarebbe quindi corretto sommare automaticamente tutto il cedolino degli arretrati al reddito ordinario 2026 per verificare il superamento delle soglie.
Il problema riguarda soprattutto gli aumenti strutturali del nuovo stipendio, che continueranno a produrre effetti sul reddito anche negli anni successivi.
Fiscal drag: i numeri da ricordare

Il nuovo CCNL aumenta realmente gli stipendi, ma il lordo delle tabelle non dice quanto resterà effettivamente in tasca.
Per chi si trova tra 32.000 e 40.000 euro il problema è particolarmente evidente: all’IRPEF del 33% si aggiunge la perdita progressiva dell’ulteriore detrazione.
Il paradosso è tutto qui: lo stipendio aumenta anche per recuperare l’inflazione, ma una parte dell’aumento viene recuperata dal Fisco attraverso maggiori imposte e minori detrazioni.




