Gasolio, il Tetto Sale e lo Sconto Sparisce: il Governo Fa Pagare Famiglie e Imprese

Per chi utilizza un’auto diesel, il cambiamento si misura direttamente alla pompa: un pieno di gasolio da 50 litri costa circa 3 euro in più. Dal 6 ottobre, con la fine dell’agevolazione fiscale sul gasolio, il prezzo massimo indicato da Eni è passato da 2,19 a 2,25 euro al litro. La benzina resta invece a 1,99 euro. 

Il rincaro mette in evidenza il limite dell’iniziativa volontaria delle compagnie e la strategia dello “stare a guardare” messa in atto dal Governo Meloni: il contenimento dei prezzi non garantisce agli automobilisti la stessa spesa quando aumenta il prelievo fiscale.

Perché il gaasolio è tornato a salire

Lo sconto precedente era valido fino al 5 ottobre. Il decreto-legge n. 162 del 17 settembre 2026 aveva fissato, per l’ultimo periodo, un’accisa sul gasolio di 622,90 euro ogni mille litri. 

La fine della riduzione comporta un aggravio di 5 centesimi al litro di accisa, che diventano 6,1 centesimi considerando anche l’IVA. Su 50 litri, l’effetto fiscale equivale a 3,05 euro.

Eni aveva specificato fin dall’annuncio che il proprio tetto era collegato all’agevolazione in vigore. Venuto meno lo sconto, la compagnia ha adeguato la soglia senza assorbire l’aumento delle imposte. Il limite commerciale rimane, dunque, ma cambia l’importo pagato dal cliente. 

Accise mobili: lo sconto non è automatico

Il passaggio alle cosiddette accise mobili avrebbe dovuto consentire di utilizzare il maggiore gettito IVA per alleggerire il peso delle accise. Tuttavia, al 6 ottobre non risultava pubblicato il decreto interministeriale necessario ad attivare la riduzione. 

Questo è il punto decisivo: l’annuncio del meccanismo non produce, da solo, un ribasso alla pompa. Servono la quantificazione delle risorse e il provvedimento che stabilisce lo sconto applicabile. Il Governo Meloni non è intervenuto prontamente e così il conto lo pagano gli automobilisti e chi con i veicoli a diesel ci lavora.

Le associazioni dei consumatori chiedono di destinare le entrate aggiuntive alla riduzione dei prezzi. Il Codacons ha sottolineato che la scadenza dell’agevolazione avrebbe interrotto i ribassi registrati dopo le iniziative delle compagnie. 

Il tetto volontario lascia scoperto il rincaro fiscale

L’offerta Eni era partita il 28 settembre con una durata iniziale di 30 giorni e una possibile estensione fino a fine anno, subordinata all’andamento del mercato e degli approvvigionamenti. 

Resta quindi una misura temporanea, decisa dall’operatore. Le richieste di un tetto obbligatorio e di interventi sugli extraprofitti appartengono invece al confronto politico.

Per famiglie e imprese, il problema immediato è verificare il prezzo effettivo del rifornimento: una soglia pubblicizzata può essere aggiornata quando cambiano le condizioni fiscali sulle quali era stata costruita. Ed è proprio questo il punto debole delle politica del Governo: lasciar fare alle compagnie petrolifere senza intervenire con presidi di garanzia.