Redazione
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Lavoro & Diritti
50° dello Statuto dei lavoratori
“L’intelligenza collettiva dei lavoratori serve innanzi tutto a far funzionare meglio le imprese”. Così Maurizio Landini, in una intervista pubblicata oggi su La Repubblica, alla vigilia del 50° ...
Cronaca sindacale
Commercio. Fase 2, c’e’ intesa sulla costituzione dei comitati territoriali per contenere la pandemia
Roma, 19 maggio 2020 - Nel commercio al dettaglio si rafforza il sistema di controllo e verifica sull’applicazione dei protocolli e le misure di contrasto alla pandemia da Covid-19. Le parti firmatarie del contratto nazionale del terziari, distribuzione e servizi - i sindacati di categoria Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs e l’associazione imprenditoriale Confcommercio – hanno sottoscritto una intesa sulla costituzione dei Comitati Territoriali previsti dal Protocollo Governo Parti Sociali del 24 aprile, “nel comune intento di garantire la salute e la sicurezza dei lavoratori e dei terzi, pubblico e fornitori, che dovessero interagire nei locali aziendali”.Il Comitato Territoriale, operativo presso la sede dell’Ente Bilaterale Territoriale, avrà il compito di fornire indicazioni volte al contenimento della pandemia e a prevenire il rischio di infezione nonché di indicare percorsi di formazione in favore delle aziende e dei lavoratori coinvolti dalle procedure di contrasto al contagio da Covid-19. Ne faranno parte componenti dell’Organismo Paritetico Territoriale per la salute e la sicurezza, con il coinvolgimento dei rappresentanti delle Parti Sociali e degli Rlst e la collaborazione di esperti.Nell’ambito di un modello di intesa da sottoscriversi a livello decentrato fra i sindacati comparativamente più rappresentativi e le associazioni territoriali dei commercianti si è inoltre convenuto su un insieme di regole e precetti che i datori di lavoro che aderiranno al Comitato Territoriale dovranno far rispettare.«La condivisione di un Comitato Territoriale previsto dal protocollo del 24 aprile 2020 può rappresentare nei vari contesti provinciali e regionali, nei quali il sistema di relazioni sindacali nel terziario ha sempre giocato un ruolo da protagonista, un ulteriore occasione di consolidamento delle relazioni al servizio di imprese e lavoratori» ha dichiarato il segretario generale della Fisascat Cisl Davide Guarini sottolineando che «le parti firmatarie hanno colto l’opportunità offerta dal Protocollo Governo Parti Sociali, stante la particolarità del settore, connotato dalla presenza di aziende medio piccole e forti di una bilateralità estesa presente su tutto il territorio nazionale attenta a necessità e bisogni della categoria».«Dare la possibilità ai piccoli esercenti di aderire ai vari Comitati Territoriali costituiti presso la bilateralità territoriale, e così facendo di dotarsi di regole per fronteggiare la pandemia nella fase della riapertura generalizzata delle attività, è un indubbio vantaggio» ha aggiunto il sindacalista. «Imprese e lavoratori potranno contare su dei riferimenti chiari ed essenziali e sull’apporto qualificato e professionale della bilateralità di settore nella complicata fase 2 avviata dal 18 maggio con la riapertura delle attività» ha poi evidenziato Guarini. «Le parti economico sociali del terziario distribuzione e servizi hanno dimostrato non solo un senso di responsabilità proporzionato allo stato critico che il paese vive – ha concluso il sindacalista - ma anche la capacità di operare fattivamente per rimodulare, sulla base delle previsioni normative che valgono su tutto il territorio nazionale, regole e schemi comportamentali da osservarsi nei luoghi di lavoro che più di ogni altro soggetto conoscono e rappresentano quotidianamente».
Lavoro & Diritti
Cassazione: indennizzabili dall’INAIL tutte le malattie collegate alla prestazione lavorativa
Con l’ordinanza 8948/2020, la Cassazione afferma che ogni forma di tecnopatia che possa ritenersi conseguenza di attività lavorativa risulta assicurata all'INAIL.
Cronaca sindacale
Sanità. Cisl Medici: “Rivedere la posizione dell’operatore sanitario nel Ssn”
Roma, 19 giugno 2020 - Fra le tante riflessioni che la crisi da Covid-19 dovrebbe suggerire si dovrebbe inserire anche una meditata rilettura delle principali leggi che disciplinano il nostro Servizio sanitario nazionale, in primis, la legge 833/1978 ed il D.lgs. 502/1992 e s.m.i. E, difatti, se in esse dovessimo cercare un adeguato approntamento di tutela per gli esercenti le professioni sanitarie, dovremmo amaramente constatare che, per assurdo, coloro i quali sono il motore primo dell’SSN, in realtà ed immeritatamente, sembrano collocati solo ai margini estremi di questa galassia.Guardando ex novo a questi due grandi affreschi normativi, non potrà non cogliersi in entrambi una mancanza basilare: il Servizio sanitario nazionale “(…) e' costituito dal complesso delle funzioni, delle strutture, dei servizi e delle attivita' destinati alla promozione, al mantenimento ed al recupero della salute fisica e psichica di tutta la popolazione senza distinzione di condizioni individuali o sociali e secondo modalita' che assicurino l'eguaglianza dei cittadini nei confronti del servizio. L'attuazione del servizio sanitario nazionale compete allo Stato, alle regioni e agli enti locali territoriali, garantendo la partecipazione dei cittadini (…)” (Legge 833/1978 art. 1, comma 2). Negli anni successivi, cambia la società, ma si prosegue nello stesso solco mutuando in larga misura le parole della 833 e si intende il SSN sempre: “quale complesso delle funzioni e delle attività assistenziali dei Servizi sanitari regionali e delle altre attività svolte dagli enti ed istituzioni di rilievo nazionale (…). Il Servizio sanitario nazionale assicura, attraverso le risorse finanziarie pubbliche individuate (…) i livelli essenziali e uniformi di assistenza (…) (D.lgs 502/1992 e sm.i. art. 1, commi 1 e 2).Tali definizioni, che costituiscono “l’ouverture” della Legge 833 e del D.lgs 502, si approssimano molto alla nozione di azienda (art. 2555 cod. civ.) racchiusa nel Codice civile e non si rivolgono, neppure marginalmente, alle donne ed agli uomini che, invece, incarnano il SSN e che, per lo più, entrano in gioco nei titoli dedicati alla disciplina del rapporto di lavoro, come se la qualifica di “dipendente” prevalesse sulla figura umana e professionale del medico. Non pochi mali discendono da questa falla, dilatatasi e divenuta ineludibile anche a causa del capovolgimento culturale che, dagli anni 70 ad oggi, si è verificato riguardo alla relazione medico-paziente. Relazione sconvolta, secondo recenti e rinomati studi (cfr. l’importante studio della Fondazione Censis del 2018), da almeno due elementi significativi - lo sviluppo della soggettività umana e l’aumentata attitudine al “self-care” – che hanno cambiato alla radice l’antica liaison tra l’uomo ed il ”cerusico”, portandola da un piano di incondizionato e fiducioso affidamento alle braccia del medico ad un piano di ambigua pariteticità e quasi pretesa concertazione delle scelte terapeutiche per il trattamento del paziente. Ora, potremmo dire che l’assenza dalla foto di famiglia, in termini affettivi, veniva compensata dall’atteggiamento quasi devozionale del paziente verso gli arcana imperii della scienza medica ma, oramai, datosi per comune il semplicistico e miope “collocamento” dell’esercente le professioni sanitarie (come per quasi tutti i professionisti) poco al di sopra di uno dei tanti services providers presso cui ci si approvvigiona di merci o servizi, che i medici, e gli esercenti le professioni sanitarie in genere, non abbiano il conforto di essere indicati come “parte” integrante dell’SSN, figurandovi, dal punto di vista normativo, solo come prestatori di lavoro, è motivo di gravi conseguenze ad ampio impatto.Se un medico subisce violenza sul luogo di lavoro o, comunque, in ragione del proprio lavoro, la vittima è il medico o il Servizio sanitario nazionale? Se il potenziale autore della violenza (chiaramente non il delinquente abituale o l’incapace di intendere) lo percepisce come singolo individuo isolato e non come elemento di un più ampio e solido organismo che lo possa meglio tutelare, la probabilità di dare libero sfogo al peggiore istinto aumenta o diminuisce?Le risposte non destano particolari difficoltà. Perchè, per come congegnato, il Servizio sanitario nazionale, o, almeno per come definito nelle principali leggi che lo regolano (“complesso di …” e non anche insieme di professionisti, donne e uomini, che lo sostanziano), la vittima è esclusivamente il singolo individuo, con la conseguenza pacifica che l’”isolamento” – giuridico, molto più che fisico– aumenta considerevolmente il rischio di sopruso (pensiamo ai tanti casi di esercenti la professione sanitaria che affrontano i processi contro i loro aggressori in completa solitudine e senza il sostegno delle aziende di appartenenza).Per rimediare, alcuni significativi sforzi sono stati compiuti - il 13 febbraio u.s., ad esempio, le Commissioni della Camera dei Deputati investite dell’esame preliminare hanno approvato il DDL recante disposizioni in materia di sicurezza per gli esercenti le professioni sanitarie e socio-sanitarie che, tra le diverse novità, dovrebbe prevedere l’obbligo della Aziende sanitarie di costituirsi parti civili nei processi dei medici vittime di violenza legata all’attività lavorativa -, ma, ammesso che vengano portati a compimento, si ha sempre l’impressione che essi rappresentino il tamponamento di una situazione contingente, cioè un’azione legislativa di “pronto soccorso” e non un’ampia, approfondita e sistematica riflessione sul loro ruolo nell’ambito del Servizio sanitario nazionale.Un modus operandi che, per quanto denoti una certa sensibilità da parte del Legislatore, rischia, come tutte le decisioni repentine, di essere altrettanto repentinamente revocata al mutare della corrente.Occorre di più, perché il fenomeno è in aumento costante (vedi gli allarmanti dati del periodo gennaio-febbraio 2020 ricavabili sui diversi organi di stampa specializzata).Occorre riconoscere ai professionisti che “vivono” e lavorano per il Servizio sanitario nazionale il giusto posto nel Sistema, il posto che essi meritano in modo strutturale nel quadro giuridico che lo disciplina, anche oltre il mero rapporto economico, per potervi far discendere le adeguate tutele normative senza che sia possibile scindere la figura del medico da quella del grande “Organismo” in cui opera.E se l’introduzione della figura del medico nell’ordito costituzionale, pure accennata da molti, potrebbe sembrare un passo “ardito” e, in ogni caso, di notevole complessità tecnico-giuridica, anche solo guardando all’iter parlamentare che tale corso dovrebbe seguire, molto meno arduo dovrebbe essere l’emendamento delle norme della Legge 833/1978 e del Dlgs. 502/1992 che definiscono il Servizio sanitario. Se è vero come è vero che il riformatore ossessivo, in realtà, è un conservatore, perché aggiungere strati su strati di norme, quasi sempre, impedisce un’efficacia reale sulle cose, forse è più utile guardare alle “intuizioni” apparentemente semplici per ottenere risultati più consistenti e duraturi.
Cronaca sindacale
Mercatone Uno. C’e’ intesa sul ricorso alla cigd Covid-19 per i 1.643 dipendenti dello storico marchio. Ceduti 5 punti vendita alla Riva Gest.
Roma, 19 maggio 2020 - C’è intesa sul ricorso alla Cigd per causale Covid-19 per 9 settimane per i 1.643 dipendenti ex Mercatone Uno in Abruzzo, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Lombardia, Marche, Piemonte, Puglia, Toscana, Trentino, Umbria e Veneto. I sindacati di categoria Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs hanno formalizzato con la direzione di M. Business S.r.L. l’accordo sull’accesso all’ammortizzatore sociale in deroga per i lavoratori attualmente sospesi in Cigs a zero ore fino al 23 maggio, data prevista di cessazione del Programma di esercizio di impresa avanzato dai Commissari. La triade commissariale, già da tempo, ha avanzato istanza per ottenere una proroga del termine di esecuzione del Programma, proponendo in alternativa l’introduzione di una norma ad hoc in attesa che l’emendamento proposto venga recepito nella fase di conversione in Legge del Decreto Liquidità. Tale variazione consentirebbe di prorogare il Programma dei Commissari e di accedere alla Cigs per cessazione di attività della durata di 12 mesi, assicurando la migliore tutela della posizione dei dipendenti.Si formalizzano intanto le cessioni autorizzate dal Mise nelle scorse settimane. I sindacati hanno siglato con la direzione aziendale e i Commissari l’accordo sulla cessione alla società Rica Gest S.r.L. dei 5 punti vendita di Calenzano, Monterosi, Roma, San Giuseppe di Comacchio e Villanova d’Albenga che prevede la piena salvaguardia degli attuali livelli occupazionali, con l’assorbimento di tutti i 155 lavoratori. «La cessione di questi primi negozi risentirà comunque nei tempi di attuazione dei riflessi negativi della crisi pur rappresentando un positivo sbocco per i 155 dipendenti interessati» ha dichiarato la segretaria nazionale della Fisascat Cisl Aurora Blanca sottolineando ancora una volta la drammatica situazione in cui versano i dipendenti M. Business sui quali si è abbattuta anche l’emergenza sanitaria, affievolendo il lume di speranza legato alla cessione del compendio aziendale«Le difficoltà emerse nella procedura di cessione per l’individuazione di acquirenti in possesso dei necessari requisiti atti ad assicurare la continuità dell’attività aziendale e dell’occupazione sono sicuramente oggi aggravate dal contesto emergenziale» ha dichiarato la sindacalista evidenziando anche che~ «l’imminente scadenza del programma di cessione rischia di compromettere pesantemente un’azione già in sé difficile».La sindacalista stigmatizza anche «la mancata attuazione da parte dell’Inps delle disposizioni faticosamente ottenute in tema di base di calcolo per l’integrazione salariale» come previsto dal Decreto Milleproroghe varato nei mesi scorsi.Per Blanca «è indispensabile, in questo momento, che venga disposta una proroga finalizzata a consentire la prosecuzione dell’attività dei Commissari~e l’individuazione di una norma ad hoc tesa a procrastinare la validità delle licenze per realizzare ogni azione volta a offrire una prospettiva occupazionale ai dipendenti tuttora in forza all’Amministrazione Straordinaria». «Diversamente – ha concluso la sindacalista - si rischierebbe una deriva dall’esito assolutamente nefasto in contrasto con la fiducia manifestata dai lavoratori nelle istituzioni anche in questa drammatica situazione che il Paese sta attraversando».
Cronaca sindacale
Ast Terni. Fiom: non c’è tempo da perdere
“In questi anni abbiamo assistito ad un balletto di ThyssenKrupp attorno alle prospettive strategiche di Acciai Speciali Terni.
Dopo la mancata fusione con Tata Steel e la vendita del settore degli ascensori, arriva una nuova doccia fredda.
Il Consiglio di Sorveglianza di ThyssenKrupp considera il sito di Terni non più strategico ai fini delle prospettive industriali del Gruppo, che in realtà sono sempre meno industriali e sempre più legate a ritorni finanziari di breve termine.
Ast finisce in una sorta di “bad company” in attesa di essere ceduta o di trovare nuove alleanze societarie.
Non c'è tempo da perdere. Il Governo intervenga non solo per sostenere il futuro dei lavoratori di Ast, ma per aprire un tavolo di confronto del settore siderurgico, in cui la produzione degli acciai speciali rimane un asset strategico decisivo”.
Lo dichiara Gianni Venturi, segretario nazionale Fiom-Cgil nazionale e responsabile siderurgia.
Fiom-Cgil/Ufficio Stampa
Roma, 19 maggio 2020
Cronaca sindacale
50 anni dallo Statuto dei lavoratori. Furlan: “Fu una svolta per le relazioni industriali e la democrazia sindacale. Oggi garantire una giusta tutela...
19 maggio 2020 - "Alla nuova Confindustria del Presidente Bonomi ed alle altre associazioni imprenditoriali , oggi lanciamo una sfida: cambiamo insieme le regole del lavoro, rendiamo le nostre imprese più sicure, più innovative, attraverso relazioni industriali più moderne, più partecipative, adeguate alla prova della necessaria competitività e della globalizzazione". E' quanto sottolinea oggi in un intervento sul quotidiano cattolico Avvenire la Segretaria Generale della Cisl, Annamaria Furlan, a 50 anni dallo Statuto dei lavoratori. La leader Cisl ricorda che lo Statuto "fu indubbiamente una svolta per le relazioni industriali e la democrazia sindacale, frutto di anni di lotte operaie aspre per l'affermazione di diritti fondamentali ed il rispetto della dignità del lavoro. Oggi molte cose sono cambiate negli assetti economici e nel mondo produttivo. È emersa sempre più in questi anni l'esigenza di proteggere tutte le forme di lavoro, soprattutto quelle piu’ flessibili ed atipiche, di garantire una giusta tutela ad ogni persona che lavora. Offrire, insomma, una vera sicurezza economica e professionale ai lavoratori per tutto l'arco della loro vita".
A tal proposito la Furlan sottolinea che " non abbiamo bisogno di leggi, calate dall'alto, per regolare il mondo del lavoro ed estendere le tutele a chi oggi ne e' privo. Chiediamo e lavoriamo insieme al Governo per un grande “patto sociale” per gestire uno dei tornanti piu’ difficili e piu’ drammatici delle nostra storia, per cambiare il nostro modello di sviluppo e ricostruire profondamente il nostro Paese che non vogliamo più sia quello di prima", aggiunge la leader Cisl. "Un accordo di concertazione per ridisegnare l’economia a cominciare dagli investimenti nel Mezzogiorno, lo sblocco delle infrastutture, una vera sburocratizzazione, la sostenibilità ambientale, il riassetto del territorio, l'innovazione, la ricerca, la diffusione della banda larga. Uno sforzo straordinario di partecipazione delle parti sociali ai processi innovativi, dal Green New Deal, alla transizione digitale, attraverso progetti di formazione, riconversione, riqualificazione permanenti. Bisogna promuovere lo sviluppo, uscire dalle logiche solo assistenziali, ricostruire un tessuto produttivo frammentato e sfibrato da anni di crisi e dalla mancanza di investimenti capaci di sostenere reti, occupazione e produzione, anche alla luce dei grandi cambiamenti tecnologici in atto. Oggi dobbiamo, insomma , ripartire dalla centralita’ del lavoro e della persona, utilizzare questa fase di ricostruzione per cambiare anche il nostro modello capitalistico. Ci fa piacere che anche la Cgil parli oggi di forme di partecipazione dei lavoratori, un tema "fondativo" per la Cisl. In un momento in cui lo Stato giustamente si fa carico di sostenere la ricapitalizzazione delle imprese, con compensazioni a fondo perduto dei mancati ricavi, aiuti specifici per i settori piu’ colpiti, mobilitando ingenti risorse pubbliche, di tutti, il Governo si dovrebbe fare promotore di una legge di sostegno per allargare la "governance" delle aziende ai rappresentanti dei lavoratori e degli altri stakeholders. Oggi abbiamo una occasione storica per introdurre nel nostro paese la democrazia economica , che e' la vera garanzia per difendere e favorire gli investimenti in Italia di tutte le imprese, a partire da Fca", conclude la leader Cisl.
Economia & Lavoro
Il Sole 24 Ore – Covid19, in arrivo circolare INAIL sulla esclusione della responsabilità dei datori di lavoro
Sul tema della responsabilità civile e penale del datore di lavoro per i casi di lavoratori infetti da Covid19 il modo delle imprese attende...
