Composto da pochi articoli il nuovo Decreto, annunciato dalla Ministra del Lavoro Nunzia Catalfo con un tweet nella tarda serata di ieri, non introduce molte novità, trattandosi a tutti gli effetti di un provvedimento “correttivo” dei precedenti.

Una nuova previsione normativa, destinata ad accendere le polemiche, è tuttavia presente. TuttoLavoro24.it ne ha anticipato in esclusiva i contenuti in un articolo di ieri.

Si tratta della norma che trasferisce ogni responsabilità sugli errori commessi nella fase di presentazione della domanda Cig, che sono poi quelli che generano i ritardi nei pagamenti, al datore di lavoro. Con annessa penalità: se tali errori non vengono “sanati” per tempo la Cig dovrà essere pagata al dipendente direttamente dal datore di lavoro.

Ma vediamo come funziona.

Si prevede che i datori di lavoro che abbiano erroneamente presentato la domanda per trattamenti diversi da quelli a cui avrebbero avuto diritto (esempio: chiedono la cassa in deroga anziché l’assegno ordinario del FIS) o comunque che abbiano commesso errori od omissioni che ne hanno impedito l’accettazione, hanno l’opportunità di presentare la domanda col modello Sr41 nelle modalità corrette entro 30 giorni decorrenti dalla data di comunicazione da parte dell’INPS/Fondo dell’errore nella precedente istanza.

Ed è qui che scatta la penalità per il datore di lavoro perchè la norma prevede che tale ultimo invio è “a pena di decadenza”, il che significa che in assenza di un intervento INPS/Fondo è lui stesso che deve pagare l’integrazione salariale al dipendente.

La norma, evidentemente pensata per alleggerire il carico di responsabilità sulla direzione INPS, alla luce delle polemiche dei giorni scorsi sui ritardati pagamenti (maggio, aprile, e finanche marzo in molti casi), è stata già battezzata “norma salva Tridico”.

Ma al di là di queste valutazioni resta aperto il forte rischio di contenzioso poichè il datore di lavoro potrebbe anche non avere liquidità sufficiente per pagare i dipendenti, i quali rischierebbero di dover inseguire ancora il sussidio, alimentando i già evidenti problemi sociali di questi mesi.