Con il rallentamento nella somministrazione dei vaccini, dovuto al mancato rispetto degli impegni delle case farmaceutiche Pfizer-BionTech e AstraZeneca nella distribuzione dei vaccini (taglio del 60%), il piano del Governo che prevede il raggiungimento dell’immunità di gregge con il 70% degli italiani vaccinati già in estate rischia di slittare anche a fine anno.

A spiegare quali saranno i primi effetti di questo “stop” sulla popolazione e in particolare su chi svolge determinate attività lavorative è il Corriere della Sera in edicola oggi:

“In ogni caso la campagna va rimodulata. L’avvio della vaccinazione per le persone con più di 80 anni, che alcune regioni hanno già fissato a breve, potrebbe slittare a marzo. Mentre ritorna nel cassetto l’idea di anticipare la vaccinazione degli insegnanti, che pure stava prendendo quota. Il vaccino di AstraZeneca dovrebbe essere autorizzato, o quanto meno raccomandato, per le persone che hanno meno di 55 anni. Averne subito tante dosi, che poi sono quelle previste dagli accordi preliminari di acquisto, poteva far scalare qualche posizione alla scuola. Ma adesso sembra davvero impossibile”.

Dunque il piano vaccinale del Governo che prevedeva l’acquisizione e la somministrazione di 28,2 milioni di dosi entro marzo subisce la prima battuta d’arresto. A farne le spese oltre che i cittadini e la popolazione anziana ovviamente, i lavoratori del settore sanitario (per i quali non è stata ancora conclusa la somministrazione delle dosi) e anche il personale scolastico, la cui sottoposizione al vaccino iniziava ad essere vista come una delle principali soluzioni per la riapertura in sicurezza di tutte le scuole.

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