Meno di 5 euro l’ora, orari di lavoro senza rispetto delle pause, violenza, abusi nei confronti delle donne. E’ questo il caporalato secondo quanto mette in luce l’Osservatorio Placido Rizzotto della Flai-Cgil, che nell’ultimo rapporto pubblicato lo scorso anno, stima sia in grado di coinvolgere almeno 180mila tra lavoratrici e lavoratori vulnerabili in tutta Italia del settore agricolo A partire dai braccianti che vengono fatti salire sui furgoni tutti ammassati sin dalle prima ore del mattino.

Tanti sono, secondo questa inchiesta i lavoratori ”esposti”, cioè che rischiano il ricatto da parte di chi lucra sulla loro fatica e sulle loro vite.

Un fenomeno criminale antico e oggetto di azioni repressive grazie alla legge contro il caporalato che però deve ancora dispiegare tutto il suo potenziale. In larga parte questa normativa infatti è rimasta inattuata, in particolare lo è rimasta l’attività di prevenzione legata alla costituzione della rete del lavoro di qualità.

“Ad oggi sono meno di 15 le province che hanno istituti la rete del lavoro agricolo di qualità”, dichiara Jean René Bilongo dell’Osservatorio Placido Rizzotto.

Le dure condizioni di lavoro, senza regole, senza sicurezza, senza dignità (“sulla busta paga c’è una tariffa ma a noi danno altra” rivela una bracciante pugliese), sono raccontate dalle testimonianze dei lavoratori, italiani e immigrati, che spiegano come il problema sia un’emergenza nazionale, in un video realizzato dal portale Collettiva.it visualizzabile cliccando qui (durata: 7min 35sec).

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