La cronaca della ricerca spasmodica di stagionali nel turismo, ormai sempre più introvabili, si trasferisce su Il Sole 24 Ore.

Sull’edizione di oggi in edicola si legge di un “fabbisogno occupazionale di circa 300-350mila profili, una larga fetta dei quali introvabili”. Addirittura “Unioncamere e Anpal certificano un fabbisogno tra maggio e luglio di 387.720 lavoratori per i servizi di alloggio, ristorazione e turistici”.

Per Federturismo, associazione delle imprese turistiche aderente a Confindustria, la spiegazione “risiede nella concorrenza che si è venuta a determinare tra reddito da lavoro e fruizione del reddito di cittadinanza o di altri sussidi come la Naspi. Sono le parole della Presidente Marina Lalli che prosegue: “mancano 4 figure su 10 ed è bloccata la formazione dei giovani che preferiscono gli ammortizzatori sociali che rallentano il ritorno al lavoro”.

Diversa e certamente più articolata la posizione di Lino Enrico Stoppani Presidente di Fipe-Confcommercio sulle difficoltà nel reperire personale: “Scontiamo la mancanza di politiche attive e di servizi di orientamento, e di contro gli effetti distorsivi di generose politiche di sussidio”. Una posizione che in parte si allinea a quella dell’Associazione Nazionale Lavoratori Stagionali, secondo cui solo il ritorno alla vecchia NASpI potrà far cambiare realmente la tendenza e avvicinare i lavoratori, anche più maturi, al lavoro stagionale nel turismo.

E la politica? Il Ministro del Turismo Massimo Garavaglia è intervenuto più volte a difesa degli imprenditori che “vanno messi nelle condizioni di assumere per tenere aperte le aziende”. Sono le ultime dichiarazioni di ieri, e poi rilancia la proposta: “anche recuperando i voucher”, vale a dire quella modalità di retribuzione dei lavoratori – soppressa dal DL 25/2017 – che non prevedeva il riconoscimento dei diritti dei contratti collettivi né delle tutele Inps in caso di perdita di lavoro.

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