Da lunedì 1° giugno saranno in pagamento le pensioni del nuovo mese, ma molti pensionati potrebbero trovare nel cedolino un importo più basso rispetto alla pensione lorda. Il motivo, nella maggior parte dei casi, è legato alle trattenute applicate dall’INPS.
Tra tasse, conguagli, recuperi e rate di prestiti, le voci che possono ridurre l’assegno sono diverse. E ce n’è una che può accompagnare il pensionato addirittura per vent’anni. La nuova guida INPS sul cedolino di giugno chiarisce quali sono le trattenute più frequenti e perché l’importo netto può cambiare anche di mese in mese.
Perché la pensione netta può essere più bassa
Nel cedolino pensione compaiono sempre due importi: quello lordo e quello netto effettivamente pagato. La differenza dipende dalle trattenute che l’INPS è tenuto ad applicare oppure da quelle autorizzate direttamente dal pensionato.
Alcune sono obbligatorie, come le imposte o eventuali recuperi disposti dalla legge o dal giudice. Altre invece derivano da richieste volontarie, come prestiti, quote associative o conguagli fiscali.
Le trattenute fiscali sono le più comuni
La voce che incide più spesso sull’assegno è l’IRPEF, cioè l’imposta sul reddito. L’INPS trattiene automaticamente le tasse sulla pensione e versa gli importi allo Stato.
Nel cedolino possono poi comparire anche le addizionali regionali e comunali, che vengono generalmente recuperate a rate da gennaio a novembre. A queste si aggiungono eventuali conguagli IRPEF, quando a fine anno emerge che le tasse trattenute erano inferiori rispetto a quelle dovute.
Per questo motivo può capitare che la pensione cambi leggermente durante l’anno anche senza variazioni dell’importo base.
Quando ci sono recuperi o trattenute decise dal giudice
In alcuni casi l’INPS può trattenere somme per motivi diversi dalle tasse. Può succedere, ad esempio, in presenza di assegni di mantenimento per ex coniuge o figli, stabiliti dal giudice. Oppure nei casi di pignoramento richiesto da un creditore.
Ci sono poi i cosiddetti “recuperi di indebiti”, cioè somme che l’INPS ritiene di aver pagato in eccesso negli anni precedenti. Accade spesso con prestazioni collegate al reddito, come integrazioni al minimo o maggiorazioni sociali, quando dai controlli successivi emerge che non spettavano. In questi casi il recupero avviene generalmente a rate direttamente sulla pensione.
Per esempio, a partire dalla pensione di giugno INPS avvierà l’operazione di recupero della detrazione fino a 1.000 euro applicata indebitamente ai pensionati.
La trattenuta che può durare fino a 20 anni
Tra le voci spiegate dall’INPS ce n’è una che può pesare a lungo sul cedolino: il recupero dell’APE volontario.
L’APE era un anticipo pensionistico richiedibile fino al 31 dicembre 2019 e ottenuto tramite prestito bancario prima della pensione di vecchiaia. Una volta andati in pensione, il debito viene restituito con trattenute mensili direttamente sull’assegno.
La durata del recupero può arrivare fino a vent’anni e la voce compare nel cedolino come “Trattenuta mensile recupero APE volontario”. Molti pensionati continuano ancora oggi a vedere questa trattenuta mese dopo mese senza ricordare immediatamente a cosa sia collegata.
Come controllare le voci nel cedolino di giugno
Per capire perché l’importo netto sia diverso dal lordo bisogna leggere attentamente le singole voci presenti nel cedolino. Le diciture possono sembrare tecniche, ma spesso permettono di capire subito l’origine della trattenuta: IRPEF, addizionali, recupero indebiti, assegno alimentare o recupero APE volontario.
Controllare il cedolino di giugno nella propria area personale sul sito INPS può quindi aiutare a evitare sorprese e a capire subito se eventuali riduzioni dell’assegno dipendano da tasse, recuperi o rate ancora in corso.




