.Il Bonus Giorgetti può diventare particolarmente interessante per i dipendenti pubblici che hanno già raggiunto i requisiti per la pensione anticipata ma decidono di rimanere ancora in servizio.
Il meccanismo è abbastanza semplice: il dipendente può rinunciare all’accredito della propria quota di contribuzione previdenziale e ricevere la stessa somma direttamente nello stipendio. Il risultato è un netto in busta paga più elevato, anche perché l’importo riconosciuto attraverso l’incentivo beneficia di un trattamento fiscale particolarmente favorevole.
La misura riguarda anche i Dipendenti Pubblici, per i quali la quota contributiva ordinariamente trattenuta a carico del lavoratore è pari all’8,80% della retribuzione imponibile previdenziale.
Bonus Giorgetti, chi può avere l’aumento dello stipendio
La Legge di Bilancio 2026 ha ampliato la platea dei potenziali beneficiari dell’incentivo al posticipo del pensionamento.
Possono scegliere il Bonus Giorgetti i lavoratori dipendenti che maturano entro il 31 dicembre 2026 i requisiti per la pensione anticipata ordinaria.
In particolare, si tratta di:
- uomini con 42 anni e 10 mesi di contributi;
- donne con 41 anni e 10 mesi di contributi.
Rientrano inoltre nella disciplina coloro che avevano già perfezionato entro il 31 dicembre 2025 i requisiti previsti per Quota 103.
Non basta però raggiungere l’anzianità contributiva: il lavoratore deve decidere di non andare immediatamente in pensione e di continuare il proprio rapporto di lavoro.
Dipendenti Pubblici, il Bonus vale l’8,80% dello stipendio
Per il personale delle Pubbliche Amministrazioni il vantaggio economico può essere considerevole.
Normalmente sullo stipendio viene trattenuta la quota contributiva previdenziale a carico del dipendente. Per la generalità dei Dipendenti Pubblici iscritti alle gestioni ex INPDAP, tale aliquota è pari all’8,80%.
Con l’adesione al Bonus Giorgetti questa trattenuta non viene più versata alla gestione pensionistica, ma viene sostanzialmente lasciata al lavoratore e corrisposta in busta paga.
Su una retribuzione imponibile previdenziale di 2.500 euro mensili, ad esempio, il beneficio è di circa 220 euro al mese.
Con 3.000 euro lordi si arriva invece a circa 264 euro mensili.
| Retribuzione previdenziale mensile | Dipendente pubblico 8,80% | Dipendente privato 9,19% |
|---|---|---|
| 1.500 euro | 132 euro | 138 euro |
| 2.000 euro | 176 euro | 184 euro |
| 2.500 euro | 220 euro | 230 euro |
| 3.000 euro | 264 euro | 276 euro |
| 4.000 euro | 352 euro | 368 euro |
Gli importi sono indicativi perché il calcolo effettivo deve essere effettuato sulla retribuzione imponibile ai fini previdenziali e non semplicemente sul netto o sul lordo complessivo indicato nel cedolino.
Più soldi subito, ma attenzione alla futura pensione
Il Bonus Giorgetti non rappresenta però un regalo senza conseguenze.
La scelta comporta infatti la rinuncia al versamento della quota contributiva a carico del lavoratore per tutto il periodo nel quale viene percepito l’incentivo.
Il datore di lavoro continua invece a versare regolarmente la quota contributiva di propria competenza.
Questo significa che la convenienza deve essere valutata caso per caso. Il lavoratore ottiene più disponibilità economica immediata, ma la contribuzione versata durante il periodo di permanenza in servizio sarà inferiore rispetto a quella che sarebbe stata accreditata senza il bonus.
L’effetto concreto sull’importo futuro della pensione dipende dalla posizione assicurativa individuale, dal sistema di calcolo applicabile e dalla durata di fruizione dell’incentivo.
Prima di scegliere è quindi opportuno mettere a confronto il maggiore stipendio netto incassato oggi e l’eventuale effetto sulla pensione futura.
Come presentare la domanda all’INPS
L’adesione al Bonus Giorgetti non è automatica.
Il lavoratore interessato deve presentare apposita domanda all’INPS, direttamente attraverso i servizi telematici dell’Istituto oppure tramite un patronato.
L’INPS verifica innanzitutto che siano effettivamente maturati i requisiti contributivi richiesti per l’accesso alla pensione anticipata e successivamente comunica l’esito della verifica.
Solo dopo questa certificazione il datore di lavoro può applicare l’esonero dalla contribuzione a carico del dipendente e riconoscere il relativo importo nello stipendio.
Per i Dipendenti Pubblici i cui cedolini paga sono gestiti da NoiPA, quindi, non è sufficiente aver raggiunto 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini o 41 anni e 10 mesi per le donne: occorre prima completare la procedura prevista dall’INPS.
Bonus Giorgetti, quando può essere davvero conveniente
La convenienza è maggiore soprattutto per chi ha già raggiunto una buona anzianità contributiva, non intende andare immediatamente in pensione e preferisce ottenere un incremento dello stipendio negli ultimi mesi o anni di attività.
Per un Dipendente Pubblico con una retribuzione previdenziale di 3.000 euro, per esempio, si parla di circa 264 euro al mese in più, pari a oltre 3.000 euro nell’arco di dodici mesi, qualora il beneficio sia percepito per l’intero periodo.
Non bisogna però guardare soltanto al cedolino.
La scelta deve essere effettuata conoscendo esattamente la propria posizione previdenziale e la data dalla quale sarebbe possibile andare in pensione. Chi è ormai vicino all’uscita dal lavoro dovrà quindi valutare attentamente se sia preferibile incassare subito una parte della contribuzione nello stipendio oppure continuare ad accreditarla ai fini pensionistici.




