Il bonus da 500 euro al mese per i giovani che aprono una partita IVA per avviare un’attività nei settori strategici torna al centro dell’attenzione dopo le numerose segnalazioni di domande respinte, anche da parte di chi riteneva di possedere tutti i requisiti richiesti. Sulla questione interviene ora l’INPS, che annuncia il riesame delle pratiche e nuove verifiche per individuare eventuali incongruenze nei dati utilizzati durante l’istruttoria.
Bonus autoimpiego da 500 euro per partite IVA: cos’è e a chi spetta
Il contributo per l’autoimpiego nei settori strategici è stato introdotto dall’articolo 21, comma 3, del Decreto Coesione, cioè il decreto-legge n. 60/2024, convertito dalla legge n. 95/2024.
La misura riconosce un contributo economico di 500 euro al mese per un massimo di tre anni (fino a 18.000 euro complessivi) ai giovani che avviano un’attività imprenditoriale in Italia nei settori strategici delle nuove tecnologie e della transizione digitale ed ecologica.
Per accedere al beneficio occorre, in particolare, rispettare questi requisiti:
- avere meno di 35 anni;
- essere disoccupati al momento dell’avvio dell’attività;
- aver avviato l’attività imprenditoriale nel periodo compreso tra il 1° luglio 2024 e il 31 dicembre 2025;
- operare in uno dei settori ammessi dalla normativa;
- possedere gli ulteriori requisiti previsti per la prestazione, compresa la regolarità contributiva quando richiesta.
La misura interessa sia chi ha costituito un’impresa sia, nei casi ammessi, chi ha avviato un’attività professionale con partita IVA. Proprio la verifica delle condizioni richieste per accedere al bonus ha generato difficoltà e contestazioni da parte di alcuni richiedenti.
Perché l’INPS ha respinto numerose domande
Le criticità riguardano soprattutto la verifica dello stato di disoccupazione alla data di avvio dell’attività. Per capire perché alcune domande siano state respinte, è importante considerare anche come viene individuata la data di inizio dell’attività professionale.
Per i liberi professionisti, il Ministero del Lavoro ha chiarito che la data di avvio dell’attività coincide con quella di apertura della partita IVA. È proprio questa data che deve essere confrontata con le informazioni ufficiali relative allo stato di disoccupazione del richiedente. È fondamentale per verificare che il requisito fosse presente nel momento richiesto dalla normativa.
L’INPS fa chiarezza con il comunicato stampa del 20 ottobre 2026 e spiega che il problema può sorgere quando i dati presenti nelle banche dati consultate dall’INPS non coincidono con la situazione effettiva del richiedente o con quella documentata dall’interessato. In questi casi, la domanda può essere respinta anche se il professionista ritiene di avere diritto al contributo.
Cosa controlla l’INPS e come lo fa
In fase istruttoria, l’INPS controlla numerosi elementi:
- i dati identificativi dell’impresa oppure, per i liberi professionisti, apertura della partita IVA, con indicazione della data di costituzione e della data di trasmissione all’Ufficio del Registro delle imprese della Comunicazione Unica per la nascita dell’impresa,
- l’appartenenza dell’attività ai settori ammessi,
- i dati anagrafici del richiedente.
L’Istituto precisa che l’istruttoria automatizzata non si basa su algoritmi decisionali, ma sulla consultazione e sul riscontro delle informazioni certificate disponibili. Anche la verifica dello stato occupazionale del richiedente alla data di avvio dell’attività imprenditoriale (requisito essenziale ai fini dell’accesso al contributo) avviene con tali modalità.
Questo non significa che ogni rigetto sia necessariamente errato. Significa, però, che eventuali difformità nei dati devono essere verificate, soprattutto quando il richiedente dispone di documenti che dimostrano il possesso dei requisiti richiesti.
Le segnalazioni dei richiedenti: dubbi anche per chi percepisce la NASpI
Il problema è sorto perché, come accennato, negli ultimi mesi sono arrivate diverse segnalazioni da parte di giovani che si sono visti respingere la domanda per il bonus autoimpiego. Nonostante, appunto, ritenessero di essere in possesso delle condizioni richieste.
Tra i casi segnalati ci sono quelli di persone che hanno avviato una partita IVA e si sono viste negare il contributo per presunte incongruenze relative allo stato di disoccupazione. Alcuni richiedenti hanno sollevato dubbi anche in relazione alla percezione della NASpI, chiedendosi se l’indennità di disoccupazione fosse compatibile con il requisito richiesto per il bonus.
Le segnalazioni hanno riguardato, quindi, possibili differenze tra la situazione effettiva delle persone e le informazioni utilizzate per valutare le domande. È proprio su queste difformità che si concentra ora il lavoro di riesame.
L’INPS riesamina le domande del bonus 500 euro respinte
Nel comunicato stampa, l’INPS conferma che, a seguito delle incongruenze segnalate, i funzionari incaricati hanno già esaminato singole posizioni e individuato casi accompagnati da documentazione idonea a dimostrare lo stato occupazione del richiedente. Che, specifica l’Istituto, è attestato mediante dichiarazione sostitutiva resa dall’interessato al momento della domanda. L’Amministrazione competente per la certificazione dello stato occupazionale è il Ministero del Lavoro.
Parallelamente, l’Istituto sta riesaminando caso per caso anche le posizioni per le quali è necessario rivalutare gli altri requisiti, tra cui i dati relativi all’impresa, l’appartenenza dell’attività ai settori ammessi e le informazioni anagrafiche.
Il procedimento richiede più tempo quando è necessario acquisire ulteriori informazioni o coinvolgere un’altra Amministrazione. Per questo motivo, l’INPS riconosce che le verifiche hanno rallentato la conclusione di alcune pratiche.
L’Istituto assicura comunque che i funzionari stanno completando i controlli sulle posizioni ancora in lavorazione. Quando vengono acquisite le informazioni mancanti e viene confermato il possesso di tutti i requisiti, compresa la regolarità contributiva attestata dal DURC, si può procedere al pagamento delle somme spettanti.
Bonus Partita IVA respinto, cosa deve fare chi ha avuto il rigetto
Per chi ha ricevuto un rigetto, è quindi importante verificare la motivazione indicata dall’INPS e conservare la documentazione utile a dimostrare il possesso dei requisiti alla data richiesta. In presenza di informazioni inesatte o non aggiornate, può essere opportuno chiedere il riesame della pratica attraverso i canali previsti.
Il punto centrale è che il riesame non comporta l’accoglimento automatico di tutte le domande respinte. L’obiettivo è correggere le eventuali incongruenze e riconoscere il contributo alle persone che risultano effettivamente in possesso delle condizioni previste dalla legge.
Il comunicato rappresenta dunque un aggiornamento importante per i giovani che attendono una risposta sulla propria domanda: l’INPS conferma che le verifiche sono ancora in corso e che le pratiche possono essere rivalutate sulla base della documentazione e dei dati acquisiti. Resta da capire quante posizioni potranno essere corrette e con quali tempi si concluderanno i procedimenti ancora aperti.




