Caldo Estremo: Chi Paga le Ore di Salario Perse Dopo le 12:30? Ecco la Risposta per Migliaia di Lavoratori

Caldo

Le ordinanze emanate già dal mese di giugno in diverse regioni italiane per fronteggiare il caldo estremo stanno imponendo lo stop alle attività lavorative all’aperto nelle ore più calde della giornata. In Sicilia, ad esempio, quando ricorrono le condizioni previste dall’ordinanza regionale, i lavori nei settori più esposti vengono sospesi dalle 12:30 alle 16:00.

Una misura indispensabile per tutelare la salute dei lavoratori, ma che sta facendo nascere un interrogativo comune tra gli addetti di agricoltura, edilizia, cave, logistica e di tutti gli altri comparti interessati: le ore non lavorate verranno perse, con una riduzione dello stipendio? O non saranno retributite? Ecco cosa devono sapere i lavoratori dinanzi alla scarsezza delle informazioni.

Il timore è di non raggiungere l’orario contrattuale

Molti lavoratori sono assunti con un orario settimanale di 39 o 40 ore. Se ogni giorno l’attività viene interrotta nelle ore centrali della giornata, diventa difficile raggiungere il monte ore previsto dal contratto.

Da qui nasce la preoccupazione di vedere diminuire la retribuzione mensile proprio nei mesi estivi, quando le temperature rendono impossibile lavorare in sicurezza.

Il problema riguarda migliaia di imprese e lavoratori distribuiti in numerose regioni italiane che hanno adottato ordinanze analoghe contro il rischio da stress termico.

La soluzione prevista è la cassa integrazione per eventi non evitabili

La normativa, tuttavia, offre uno strumento specifico per evitare che il costo della sospensione ricada sui lavoratori.

Quando l’attività viene interrotta a causa di temperature elevate o di ordinanze che vietano il lavoro all’aperto, le aziende possono richiedere la cassa integrazione ordinaria (o il trattamento di integrazione salariale previsto per il settore di appartenenza) per eventi oggettivamente non evitabili (EONE).

Si tratta di una tutela finanziata dall’INPS – che può anche essere anticipata in busta paga dal datore – , pensata proprio per le situazioni nelle quali la sospensione dell’attività non dipende dalla volontà dell’impresa né dei lavoratori.

È l’azienda che deve attivare la procedura

L’integrazione salariale non scatta automaticamente.

Spetta infatti al datore di lavoro presentare la domanda all’INPS, indicando che la sospensione è stata determinata dal caldo estremo registrato dal portale Worklimate sulla base dell’ordinanza emanata dall’autorità competente .

Negli ultimi anni l’INPS ha più volte chiarito che il trattamento può essere riconosciuto anche quando le temperature percepite risultano particolarmente elevate, oppure quando un provvedimento pubblico impone l’interruzione delle lavorazioni per motivi di sicurezza.

Per questo motivo, i lavoratori che vedono sospesa l’attività non dovrebbero dare per scontata una perdita dello stipendio. Se ricorrono i requisiti previsti dalla normativa, la strada per evitare il mancato pagamento delle ore non lavorate esiste ed è quella dell’integrazione salariale a carico dell’INPS, che le imprese sono chiamate ad attivare tempestivamente per tutelare il reddito dei propri dipendenti.