L’ultimo aggiornamento dell’Osservatorio Statistico sull’Assegno Unico Universale fotografa una misura che nel 2026 continua a raggiungere milioni di famiglie. Nei primi sette mesi dell’anno sono stati erogati 11,6 miliardi di euro, destinati a 6.118.775 nuclei familiari e 9.652.838 figli.
Vediamo quindi come rientrare nella platea dei beneficiari e perché conviene godere del sussidio per i figli a carico erogato dall’INPS.
Assegno Unico, 227 euro al mese nella fascia ISEE più bassa
Il riferimento arriva direttamente dall’Osservatorio Statistico sull’Assegno Unico Universale dell’INPS, aggiornato con i dati relativi al periodo gennaio 2025-luglio 2026.
Secondo l’ultimo aggiornamento, nei primi sette mesi del 2026 l’INPS ha erogato alle famiglie 11,6 miliardi di euro. La cifra si aggiunge ai 19,8 miliardi di euro distribuiti nel 2025.
A luglio 2026 l’importo medio dell’Assegno unico per figlio, comprensivo delle maggiorazioni applicabili, è stato di 177 euro. Ma la media cambia in base alla situazione economica del nucleo familiare:
- Per le famiglie appartenenti alla classe ISEE minima (quindi fino a 17.468,51 euro), l’importo medio arriva a 227 euro per figlio.
- All’estremo opposto, per chi non presenta l’ISEE oppure supera la soglia massima prevista (46.582,71 euro per il 2026), l’importo si ferma a circa 58 euro.
Tali cifre permettono di capire quanto possa incidere l’Assegno Unico nel bilancio familiare.
L’Assegno Unico può superare i 2.724 euro all’anno
Osservando i dati dell’Osservatorio si capisce che famiglie che appartengono alla fascia ISEE più bassa prendono mediamente 2.724 euro di Assegno Unico all’anno (227 euro al mese moltiplicati per 12 mesi). Chi ottiene il minimo perché appartiene alla fascia ISEE più alta, invece, deve accontentarsi in media di 696 euro (58 euro al mese per 12 mesi).
Anche considerando eventuali maggiorazioni, la differenza è abissale: supera i 2.000 euro annui.
In assenza di un ISEE valido, infatti, l’Assegno unico viene erogato nella misura minima prevista. Presentare l’ISEE consente invece all’INPS di determinare l’importo sulla base della reale situazione economica della famiglia.
Per questo, chi non presenta l’ISEE rischia di perdere più di 2.000 euro all’anno. Chi invece non presenta la domanda per la misura, perde addirittura 2.724 euro all’anno.
La domanda all’INPS e l’ISEE: cosa deve fare una famiglia
Per ricevere l’Assegno Unico occorre presentare la domanda all’INPS. Una volta presentata e accolta non va ripresentata tutti gli anni, ma occorre comunque comunicare all’INPS ogni eventuale variazione all’interno del nucleo familiare.
Un passaggio fondamentale è poi avere un ISEE valido per l’anno di riferimento. Come visto, senza ISEE l’INPS può comunque riconoscere l’Assegno Unico, ma l’importo viene calcolato senza tenere conto della situazione economica della famiglia e quindi arriva in forma minima.
La procedura, in pratica, può essere riassunta in pochi passaggi:
- verificare di avere una domanda di Assegno Unico presentata e accolta;
- presentare una DSU aggiornata per ottenere l’ISEE;
- controllare che l’ISEE sia valido e correttamente associato alla situazione familiare;
- verificare nell’area personale INPS l’importo riconosciuto;
- controllare che siano state applicate le eventuali maggiorazioni spettanti.
Per una famiglia con figli, quindi, l’ISEE non è soltanto un documento necessario per accedere a determinate agevolazioni: può incidere direttamente sull’importo mensile dell’Assegno Unico.
I percettori dell’Assegno Unico regione per regione
I dati regionali permettono di completare il quadro nazionale e di capire come si distribuisce sul territorio la platea delle famiglie che ricevono l’Assegno Unico:

La Regione in cui nel 2026 si contano più figli beneficiari dell’Assegno Unico è la Lombardia, seguita dalla Campania e dalla Sicilia. L’importo medio mensile per figlio più alto si registra invece in Calabria, seguita da Sicilia e Campania.




