Il XX Rapporto annuale Inps effettua un’accurata analisi della situazione economica dei lavoratori stagionali, intermittenti e lavoratori dello spettacolo, mettendo a confronto il 2020, anno della pandemia, con l’anno precedente.

Dallo studio dell’Istituto emergono dati interessanti su come il reddito di questi lavoratori sia stato ‘difeso’ dai provvedimenti che hanno introdotto forme di sostegno al reddito finalizzate ad aiutare le categorie più colpite dalla crisi pandemica e le loro famiglie. Nell’anno della pandemia, 384 mila tra lavoratori stagionali, intermittenti e dello spettacolo hanno beneficiato dei bonus ‘Covid’ messi a disposizione dal Governo per un importo medio di poco inferiore ai 3.300 euro.

Ecco quanto viene riferito nel rapporto in proposito del ‘peso’ di tali Bonus:

L’importo totale delle indennità, nel 2020, rappresenta il 37% dell’imponibile previdenziale complessivo da lavoro dipendente nel 2019. In termini di importi medi: poco meno di 3.300 euro di indennità nel 2020 rispetto a un imponibile medio nell’anno precedente di circa 8.900 euro. Se però teniamo conto anche dell’imponibile 2020 da lavoro dipendente, l’insieme dei lavoratori in oggetto, durante l’annus horribilis, ha “tenuto” perfettamente, avendo conservato il 97% della propria capacità di guadagno“.

BONUS COVID E REDDITO: L’INDAGINE ANALITICA INPS

L’Inps fa però una distinzione tra le varie categorie di lavoratori prese in esame: stando ai dati, i lavoratori stagionali hanno registrato una tenuta quasi ai livelli dell’anno precedente, i lavoratori dello spettacolo hanno migliorato di poco il risultato ottenuto nell’anno precedente, mentre i lavoratori intermittenti rappresentano la categoria che ha registrato il risultato migliore rispetto al 2019.

Queste considerazioni – tuttavia – non vanno intese come uno spaccato assoluto della situazione economica di tali categorie, in quanto l’Inps tiene conto della media del totale complessivo degli importi ottenuti, mentre le differenze tra le situazioni individuali dei lavoratori sono molto più marcate.

Determinando il rapporto di interesse individuo per individuo, anziché a livello complessivo, i dati cambiano. Possiamo raggruppare i beneficiari dei bonus in quattro macro-gruppi:

  • l’11% dei beneficiari ha avuto una riduzione di oltre il 50% delle entrate del 2020 rispetto a quelle del 2019, ma si tratta del gruppo meno consistente;
  • circa il 35% dei beneficiari è andato in pari rispetto all’anno precedente;
  • il 30% dei beneficiari ha guadagnato di più nel 2020 rispetto al 2019;
  • il 13% dei beneficiari ha guadagnato quasi il doppio nell’anno della pandemia rispetto al 2019.

Un’altra distinzione va effettuata in base alle caratteristiche anagrafiche dei beneficiari dei bonus. I dati analizzati dall’Istituto dimostrano come sia possibile registrare una polarizzazione tra gli utenti che hanno perso più del 50% del guadagno nel 2020 rispetto all’anno precedente e quelli che sono riusciti a guadagnare più del doppio grazie ai bonus. Nel primo gruppo rientrano gli adulti, specie i nati all’estero, mentre il secondo gruppo è costituito soprattutto dai giovani.

La situazione economica drammatica di coloro che hanno perso più del 50% del guadagno nel 2020 è stata in parte mitigata dai bonus erogati nel 2021, anche se dovremo attendere i dati relativi all’anno corrente per dare una valutazione complessiva di quanto sta accadendo in quello che probabilmente può essere definito il ‘secondo anno della pandemia’.

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